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Domenica, 18 Maggio 2003 01:00

Come è andata?

Scritto da  Maurizio Cartolano
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Come è andata?

Bene, grazie

Il raduno di ASit partiva con una serie di incognite oggettive e profondi travagli personali:

"ci si saluta, ci si presenta, e poi?"

"e ora di che si parla?"

"stasera alla famosa pizza degli asitiani, prenderò una "margherita", una "triestina" o una "fango e ferro"?"

e poi le defaillance dell'ultima ora, l'assenza di quello schivo del webmaster (nel senso che confermava il suo ruolo di "uno dei tanti", non costruiteci facili battute) Insomma quasi un appuntamento al buio anche se l'adesione alla lista qualcosa di noi un po' dovrebbe dire.

Ma vediamo cosa è successo.

 

Sabato

Alle 9.30 c'erano 3 persone Vittorio (con dei curiosi pantaloni a scacchi), Alessia che presidiava la posizione dalle 8.00, Maurizio (praticamente io) con un pacco di cartelline con tanto di logo e dentro carta intestata del sito (?) e penna, ("uhmm la cosa sta per diventare seria").

Prime riflessioni, tutte interne (ah! vizeta75chiocciolainterfree.it detto Totorio sarebbe questo pischello in pigiama?).

Ci si sposta nel bar interno all'Eiss, e si aspetta fiduciosi (fiduciosi un corno, nessuno lo dice ma io comincio a temere che il convegno si svolgerà intorno al tavolino del bar dell'Ente Italiano di Servizio Sociale, il che potrà al massimo dare un tocco professionale agli aperitivi)

Poi la categoria tira fuori le risorse che (non) sa di avere e alle 10.30 siamo già in una dozzina (ma durante le tre sessioni del raduno ci verranno trovare colleghi di passaggio a Roma anche solo per un saluto), e si inizia a discutere sotto lo sguardo severo dei tomi di servizio sociale della biblioteca dell'EISS.

Chi siamo e perché siamo qui?

2 domande 2, apparentemente banali (anche se puzzano di filosofia), che però ci faranno lavorare (sì, proprio lavorare) tutta la mattina.

La lista è lì sullo sfondo ed ognuno racconta di sé e in che modo l'esperienza di ASit ha aggiunto cose alla professione ed al proprio privato. Il tutto con la partecipazione straordinaria di un ospite tanto inaspettato quanto mitico: La Maggioranza Silenziosa Della Lista, asitiani iscritti anche da tempo immemore, ma mai apparsi.

Che bella sorpresa.

Avevano bisogno di sfondare il virtuale per raccontare/si e dire/si; hanno spento il modem e sono venuti a vedere. Per niente (o quasi, vero Alessia?) intimoriti dalla presenza dei soliti noti (toh! Daniele lo facevo più basso, ma poi perché uno - in base a quello che legge - deve immaginare le persone più o meno alte? Mah!? la mia è invidia, è chiaro) (quella invece deve essere Ombretta, si vede: determinazione milanese che si leggeva già nelle mail che hanno preceduto il raduno "ho comprato il biglietto del treno, quindi il raduno si deve fare" scriveva).

Mi sono distratto, ma qui si lavora e ne vengono fuori di cose.

Alle 13 ci accorgiamo che sono le ...13, e si discute dove mangiare: propongo un ristorante di cucina etnica romana: praticamente pajata, coda alla vaccinara, trippa al sugo e altre amene colesterolosità (roba che dopo il fegato si trova spappolato come se avesse letto il manuale della Klein sul colloquio).

Chissà perché passa l'idea di andare in una insalateria. Dopo di che la professione, notoriamente bisognosa di riconoscimenti, si trasferisce in massa nella pasticceria preferita da Ozpetek.

E' più o meno a questo punto che Yure (che aveva promesso la sua partecipazione alla sola sessione della domenica mattina) telefona a Totorio e lo implora: "ho un'oretta libera, vi prego venite a prendermi alla metropolitana".

Qui debbo aprire una considerazione su Yure: finché non l'ho vista in carne ed ossa pensavo fosse uno dei tanti virus di cui si lamentano gli iscritti. Yure invece è un prototipo della "ASit generation": iscritta alla lista da 3 o 4 anni (aveva appena iniziato l'università) professionalmente cresciuta a base di "come faccio questo come faccio quello", "la mia supervisore mi ha detto questo, vorrei vostre considerazioni..." "consigliatemi un testo..." ecc. La sua formazione, e di conseguenza il suo futuro impegno professionale sarà segnato dall'esperienza di ASit (oddio! detto così sembra una sfiga tremenda).

Di nuovo seduti attorno al tavolo per la "sessione pomeridiana", i temi della professione hanno preso il sopravvento e se ne è discusso, eccome! Ma a modo nostro: è stato in pratica un concerto live di asitiani: Fiore, colpito in piena testa da una vecchia discussione su ASit (mi sembra all'epoca introdotta proprio da Yure) dal titolo "fango e ferro", ha dato la stura a tutta una serie di discussioni che si intrecciavano né più né meno di come avviene nella lista, si è parlato di formazione, delle discussioni successive agli "amici di Lazzaro" su valori, etica e privato degli ass. soc, si è parlato perfino della sempre presente richiesta di una cartella sociale, e ci siamo chiesti: ma quanto pagherà di fax la collega che la sta generosamente inviando in tutti i servizi d'Italia?

La discussione però, apparentemente destrutturata, non è stata una rappresentazione quasi teatrale delle cose scritte e/o lette in lista, ma approfondimenti, reinterpretazioni, collegamenti ad altre questioni che nella lettura solitaria della posta elettronica ci erano sfuggite, non avevamo valorizzato o non avevamo contestualizzato. Questa modalità, nel momento in cui abbiamo "forzato" i contenuti e operato sintesi collettive, ha messo in piedi un "laboratorio involontario" (nel senso che non era previsto - ma poi da chi ?) sui limiti e rischi della comunicazione non verbale con la quale si comunica attraverso la mailing list.

Ci siamo poi dati un paio d'ore di libera uscita prima della cena (un raduno quasi residenziale per i ritmi e le occasioni di incontro - ma siamo proprio così sociali?); chi ha voluto ha fatto turismo con l'improbabile guida di altri colleghi, per gli altri ho il sospetto che siano stati a ragionare un po' sul "cosa mi metto per la cena?"

La serata:

Che ve lo dico a fare?: la pizzeria era una ONLUS per l'inserimento lavorativo dei ragazzi disabili, e si è mangiato bene (anche troppo), abbiamo deciso di alleggerirci con una passeggiata sull'Aventino (guarda caso vicino al Duss di Roma 1). Carmela, che già aveva una notte in treno da smaltire, teneva gli occhi aperti solo grazie alla sostanza stupefacente del sentirsi gruppo. Ancora 4 chiacchiere (ancora?) e poi ognuno ha raggiunto le proprie più o meno precarie sistemazioni.

Domenica

Ci si rivede al bar dell'Eiss (ma è un vizio!), che nel frattempo aveva pensato bene di chiuderci la sala dell'incontro, forse non pensavano che avremmo insistito (insistenti sociali) nel raduno. Ma, con l'occhio allenato di chi le risorse le deve sempre un po' inventare, individuiamo un altro locale e continuiamo. La proposta di lavoro per la mattina è un altro laboratorio, questa volta più cosciente.

ASit è un contenitore di lettere, discussioni, richieste di notizie, mutuoaiuto professionale, cartelle psicosociali, orari dei treni per Trieste, indicazioni normative ecc... ma davanti al monitor che proietta la posta elettronica ci sono ovviamente volti, persone, percorsi formativi, simpatie (e antipatie inutile negarlo).

A chi come noi si incontra fuori dal virtuale si rivelano (inaspettatamente?) generazioni, dialetti, comportamenti, forse neanche mai intuiti. Ok! Proviamo a scriverli e a misurarne la distanza fra il nostro immaginario (o pregiudizio per dirla meno nobilmente) e l'esperienza di conoscenza che stiamo vivendo.

Ovviamente la regola è di non parlare degli assenti, l'unica eccezione è per il web master perché proprio non ce la facciamo a reprimere le raffigurazioni del personaggio: ne viene fuori una figura a metà tra una rassicurante e bonaria figura simil-paterna e un incallito hacker emaciato dalle nottate al computer (la sociologia perderà secoli a cercare di collocarlo in qualche categoria).

Anche questo tempo vola, l'impressione è che tutto il raduno sia volato via in un attimo. Il resto è il corollario degli incontri che finiscono: ci sono treni da prendere e ritmi da riprendere. Scambi di indirizzi, telefonini, canonica foto di gruppo.

Cosa rimane? Difficile dirlo, nel senso che è proprio difficile raccontare quella che doveva essere un'occasione paraprofessionale e si è rivelata anche una esperienza affettiva. Posso dire quello che non è stato: un convegno di esperti, un seminario di approfondimento, un congresso di svolte epocali, un simposio scientifico di tromboni.

Cosa rimane allora?

Un raduno.

Di gente curiosa. (in tutti i sensi).

roma_2003_24

Post Scriptum

Sono passate settimane dal raduno, eppure il raduno è così presente nella nostra memoria, nell'esistenza di questa lista di "rispondi a tutti", e produce ancora effetti per i quali non vedo cure disintossicanti. Perché?

Non credo che siamo gente che nella vita non ha altri spazi/tempi/persone con le quali spendersi affettivamente, ne d'altra parte si capirebbe come un soggetto tendenzialmente introverso verrebbe ad un raduno di sconosciuti (è una contraddizione) allora perchè?

Non certo perché siamo omologhi tra di noi. Al raduno si sono incontrati:

- cinici laici come il sottoscritto e spiritualità francescane

- silviesche evanescenze femminili ed ubertose figure (ma tutte carine)

- caratteri mediterranei e razionalità nordeuropee

- assistenzialismo meridionale e imprenditorialità milanesi

- prassi ed ideologie

- insalate e pajate

- eccetera ed eccetera

non credo neppure che l' interesse per la professione, che non è la più invidiata del pianeta, possa essere stata il motivo affettivamente scatenante. Di convegni se ne trovano ad ogni dove e difficilmente producono assuefazione.

A questo punto penserete che io abbia una risposta sensata. tutt'altro, però delle ipotesi sì. Forse è banale: avevamo tutti la tranquilla certezza di conoscerci in qualche modo, anche se la prova degli "asitiani visti dagli asitiani" ha dimostrato una desolante capacità di intuizione. Ma non era quella la nostra conoscenza di noi, in realtà in quella cosa si sono solo specchiate le nostre paranoie.

Poi sono scattate le dinamiche di un piccolo gruppo, fortemente motivato (ognuno con le sue) ad incontrarsi. Anche se Carmela era salita sul treno pensando "chi me lo fa fare?" beh il fatto di averlo preso nonostante questo quel treno non toglie motivazione anzi la aggiunge e la rinforza.

Il piccolo gruppo è faccia a faccia, e si può essere più tranquilli ed aperti, tranquilli ed aperti significa dare/avere più facilmente confidenza, e la confidenza crea relazioni importanti e così via come una matrioska della quale ancora non si vedono i pezzi più piccoli e più intimi (e mettere in mezzo le nostre - vostre please io sono cinico - poesie non è un bel pezzo di intimità?) avrei altre cose da dire ma non mi vengono, cioè le so, ma non vengono le parole, poco male: le leggo nelle altre lettere ( e nei silenzi) e so che sono mie, o meglio ci appartengono.

Maurizio

Letto 13256 volte Ultima modifica il Venerdì, 04 Febbraio 2011 20:35

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