anche per me il raduno è stato una esperienza affettiva bella, d’amicizia complice. Ma del resto me lo immaginavo, conoscendo Vittorio, Marta, Mita (coloro che mi avevano parlato di ASit); sapendo che con l’avvicinarsi dell’incontro aumentavano le defezioni.
Sono partito da Perugia con un obiettivo professionale: trovare una motivazione per indirizzarmi meglio nel sociale; un ambito di lavoro che mi piace.
Dagli appunti che ho preso nei momenti di riflessione emergono soprattutto alcune domande: cosa realmente valuto nella formazione post-universitaria? Vedo l’assistente sociale come una professione in declino perché non ha saputo portare una novità nella complessità delle professioni sociali emergenti? La ritengo realmente una figura professionale ibrida, ancorata al modello formativo di 10 anni fa, che vede il suo lavoro attuato da figure non direttamente collegate alle assistenti sociali? Quello che più mi ha affascinato è stato lo scoprire alcune delle potenzialità del sito internet come mezzo di comunicazione interattivo.
Per arrivare in ritardo al primo ASit raduno ho però la colpa di essermela presa comoda, con troppa tranquillità. Quando vi ho trovato attorno al tavolo il pomeriggio di sabato già avevo alle spalle un viaggio ferroviario da Terontola con locomotore mal funzionante, una serie di commissioni romane sbrigate, la visita all’albergo che Stefano (l’amico) mi ha offerto, un pranzetto. Mi siete piaciuti subito.
Mi sono subito sentito vicino a voi. Mi avete fatto tornare un po’ col pensiero al «coordinamento dei duss» di alcuni anni fa. Eravate la bellezza circondata dalla precarietà. Una freschezza in una sede ben posizionata, la novità in una biblioteca impolverata sul fondo di un corridoio squallido. L’iscrizione all’albo, la stesura del codice deontologico, la certificazione di qualità, mai potranno darmi quella sicurezza di chi può permettersi di offrire gratis una sede per finalità formative.
Quanto al riconoscer le persone poi, per me che di ASit ne aveva solo sentito parlare, non aveva gran senso. Tranne Ombretta, Daniele, Vittorio e Yure tutti eravate dei perfetti sconosciuti. Non avevo con me fascinazioni lontane da far conciliare con la realtà, avevo solo la certezza che se il servizio sociale su internet ci aveva riuniti li, in 15 su 600 di cui non ci sono dati, non poteva che accadere qualcosa di carino.
Dell’evolversi delle riunioni in tanti bei momenti conviviali Maurizio ha fatto una sintesi felicissima su cui veramente non saprei che aggiungere. In risposta a Fiore però, il cui invito a scrivere è già una bella cronaca, desidero farvi avere un mio piccolissimo resoconto della partenza, come haiku più lungo di un thanka che incanta:
Nel cielo di Roma,
Poul non canta ancora
e son felice lo stesso
Anche se mi tocca partire,
lasciare nuovi amici
fino alla prossima
ASit come Beatles
tra 40 anni ancora in giro
starà
Dipinte in tecniche batik
le relazioni intessute
si vedranno?
Virtuali e reali fruste
di coda alla vaccinara
tratterremo?
Guardo il lato brutto
del supplemento rapido,
mi allontanano
Presto riceverò e-mail
di persone care
a KB come chili
Vi voglio bene
Francesco
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