
Il punto non è di dove sia la bambina ostentata a Pontida, issata come fosse una icona, baciata come fosse un rosario a favore di telecamera.
Non è questione di Bibbiano o Rozzano, di Bisignano o Corciano, di Cormano o Mugnano: il punto è che si fa a pezzi in pochi minuti la carta di Treviso, la dignità delle persone e la tutela di una bambina, e non in quest'ordine di importanza.
Il punto è che si gettano in pasto a folle eccitate situazioni delicate decontestualizzandole, imbarbarendole, rendendole meri slogan.
Una certa narrazione, quando descrive l'arrivo di qualche disperato dal mare, parla di navi che trasportano un carico umano.
Carico.
Qualcosa di impersonale, inanimato, una cosa, tanto che poi bisogna metterci umano per ricordare che sono, appunto, persone.
E allora tutto torna. E allora diamo in pasto una bambina, questo piccolo carico umano (peraltro vivo, mica come gli Alan Kurdi morti nel mare) pronto all'uso, per uno slogan, un hashtag, uno 0,3% a qualche prossima elezione di una campagna elettorale permanente.
Il punto non è di dove sia la bambina ostentata a Pontida, issata come fosse una icona, baciata come fosse un rosario a favore di telecamera.
Il punto è che non si considerano più le persone come esseri umani ma come mezzi, cose, strumenti di marketing, combustibile per ambizioni personali.
E forse questa cosa dovremmo vederla tutti come un punto di non ritorno. Prima che lo diventi davvero.
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