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Venerdì, 01 Ottobre 2021 00:00

Quella normalità così speciale

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Tokyo - terza parte
di Federico Basigli e Vittorio Zanon

Per leggere questo post hai in mano il tuo smartphone, ormai diffusa appendice a prolungamento delle nostre braccia. Sarai forse tranquillamente seduto al bagno, al bar davanti un caffè oppure in piedi nel bus o nella metropolitana... speriamo non distrattamente al semaforo rosso in attesa di ripartire...
Anche noi, per scrivere queste nostre riflessioni, abbiamo comodamente fatto scorrere il dito sullo schermo del telefono e sistemato gli ultimi ritocchi davanti al PC, grazie alla praticità di mouse e tastiera. Gran bella roba la tecnologia al servizio delle persone!
Eppure mica per tutti è così semplice, accessibile e immediato compiere le stesse attività appena descritte.
Sì, stiamo parlando delle persone con disabilità, che alla fine dell'estate grazie alle Paralimpiadi, sono tornate ad accendere i riflettori mediatici sulle loro imprese e, indirettamente, sulle loro storie e situazioni personali. A onor del vero l'eco mediatica non è stata ai livelli delle Olimpiadi o degli Europei di calcio, eppure ci consente di approfondire tematiche che paiono così lontane dalla quotidianità. Non ci piace certo parlare di "normalità" ma, se ci si riflette un po', è evidente come possano invece essere toccate da vicino le vite di ciascuno. Ma anche insegnarci molto.
In fin dei conti si tratta della nostra salute, che può venire compromessa - più o meno gravemente - a causa di un incidente, di una malattia improvvisa o congenita, spesso con conseguenze invalidanti, solo occasionalmente in modo temporaneo, il più delle volte in modo permanente e spesso anche progressivo.
Insomma cambia la vita, nostra e di chi ci vive accanto, che spesso diventa caregiver...

I nomi di cui si parla maggiormente sono senz'altro quelli di Bebe Vio e Alex Zanardi, due testimonial che non hanno bisogno di presentazioni e che ci piace ricordare per gli interventi che hanno fatto a maggio 2020 con Parole_O_Stili in occasione del manifesto della comunicazione non ostile e inclusiva.

Qui di seguito il video, con Bebe Vio (al minuto 35:20) e Alex Zanardi (al minuto 1:46:00).


Ma ogni nome è una storia a sé, e le storie sono tante ed importanti, perché dall’unicità delle esperienze vengono gli insegnamenti che rimangono più impressi. Parliamo di una sola prova, i 100 metri femminili. E del podio, azzurro, di quella gara del 4 settembre 2021.

Parliamo di 3 ragazze: Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Graziana Contrafatto.
Del loro prima e del loro dopo.

Ambra Sabatini ha perso la gamba sinistra in un incidente stradale a diciassette anni. Era già un’atleta, e quel giorno stava andando ad un allenamento. Quel giorno, Ambra, finì in rianimazione, la sua vita in pericolo. Una volta uscita dallo stato più critico, tuttavia, non ci pensò un attimo a tornare all’attività sportiva. Quel giorno che ha cambiato la vita di Martina è accaduto due anni fa. Un tempo piccolo, se ci pensiamo. Ambra ricalcola la sua vita e torna sulla pista ottenendo subito risultati strabilianti. Tokyo 2020+1 è la sua consacrazione. Un insegnamento importante per far capire che niente, nemmeno fatti tragici e che obiettivamente pongono oggettivi ostacoli sul cammino di una persona, possono fermare chi ha la volontà di fare e di essere, per gli altri, un esempio.

Anche Martina Caironi ha perso la gamba sinistra in un incidente stradale. Anche lei giovanissima, a 17 anni. Per lei l’ispirazione fu la storia di Oscar Pistorius, the fastest man on no legs, l’uomo più veloce senza gambe, uno dei primi simboli degli atleti amputati che con la sua lotta per correre assieme ai normodotati portò nel mainstream le istanze del movimento paralimpico, arrivando a partecipare anche alle Olimpiadi di Londra 2012, raggiungendo le semifinali nella sua specialità, i 400 metri.
Martina inizia la nuova avventura nell’atletica paralimpica nel 2012, raggiungendo quindi l’oro nel 2012 alle Paralimpiadi di Londra e bissandolo a Rio 2016. Abitando nella provincia di Bergamo, vive in maniera drammatica l’impatto col Covid, un ulteriore ostacolo, fisico ed emotivo. Ma la forza di Martina va oltre, e la medaglia di Tokyo ne è la testimonianza, come ne sono testimonianza le sue attività in associazioni che si occupano della lotta alla violenza sulle donne.

Monica Graziana Contrafatto è, come Martina Caironi, una habitué delle medaglie olimpiche. Ma prima ancora ha ricevuto una medaglia ancora più importante, la medaglia al valore da parte dell’esercito italiano. Caporal maggiore dei bersaglieri, Monica Graziana è stata ferita in Afghanistan nel 2012 dai colpi di un mortaio, durante un attacco alla base italiana. Per le conseguenze di quell’attacco, Monica ha perso la gamba destra.
“Voglio dedicare la mia medaglia a quell’altro paese che mi ha tolto qualcosa, ma che in realtà mi ha dato tanto, l’Afghanistan”, ha dichiarato dopo il bronzo ottenuto a Tokyo. Proprio in coincidenza col ritorno al potere dei Talebani, la testimonianza della nostra atleta rende evidente come lo sport sia un canale di comunicazione universale, una chiave capace di aprire porte che a volte nemmeno conosciamo, perché nessun handicap può azzerare le capacità di un essere umano.

Nessun handicap può azzerare le capacità di un essere umano.
Ecco. Ce lo rendono visibile e concreto gli atleti paralimpici, anche quelli che non hanno vinto le medaglie, così come quelli che sono arrivati ultimi e anche di molto, ad esempio in alcune gare di nuoto... ma se non serve la notorietà o un successo sportivo a farci riconoscere il valore di ogni persona, senz'altro la forza di questi atleti diventa esempio per chi non vince medaglie né finisce in prima pagina, ma che vive spesso una quotidianità fatta di limitazioni, sofferenza, solitudine...
Già, forse oggi le Paralimpiadi ci regalano un'occasione più preziosa di qualunque medaglia: imparare ad aprire gli occhi e spostare lo sguardo dall'handicap (fisico, mentale, linguistico, culturale, di genere, orientamento sessuale, d'età...) per soffermarci su ciò che conta davvero: riconoscere cuore, mente e potenzialità delle persone. Andando fuor di metafora: saper scoprire le risorse, più che soffermarci sui limiti. Non rimpiangere il passato ma costruire il futuro.

Letto 754 volte Ultima modifica il Giovedì, 13 Gennaio 2022 17:16

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