Tesi realizzata utilizzando la tecnica dell'osservazione partecipante dissimulata.
L'autore ha vissuto una settimana in un dormitorio presente sul territorio del comune di Milano dissimulando la propria identità. La tesi si focalizza sull'offerta dei servizi (oltre al dormitorio anche i vari servizi mensa, doccia, guardaroba ecc...) oltre che su alcune "dinamiche psicosociali" presenti all'interno del dormitorio.
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| Luigi GRIGIS (2011/12) Le azioni dell'attesa. Uno studio etnografico sui servizi della Fondazione Fratelli di San Francesco Università degli Studi di Milano Bicocca - Facoltà di Sociologia – Corso di Laurea in Servizio Sociale, relatrice Emanuela Sala, pp.101 |
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Lo scopo della ricerca è quello di descrivere alcune caratteristiche dei servizi per la grave emarginazione offerti dalla Fondazione Fratelli di San Francesco di Milano (da ora "Fondazione). In questo modo vorrei sottolineare quanto le caratteristiche, sia strutturali che organizzative di questi servizi, possano incidere sulla"carriera" (Snow e Anderson 1993) delle persone che ne usufruiscono.
L'aspetto innovativo della tesi è costituito dall'enfasi posta sul ruolo dei servizi sociali.
Tale "enfasi" potrebbe mettere in risalto l'importanza degli operatori sociali nel contesto della grave emarginazione. Operatori sociali scarsamente citati dalla letteratura e sempre segregati in secondo piano. Poca considerazione degli operatori, diretta conseguenza di una irrilevante considerazione dei servizi sociali i quali non vengono reputati in grado di interrompere quella "convergenza tra un deficit di risorse individuali e una sindrome da cumulo multiplo di svantaggi " (Barnao 2004, p. 44).
Servizi sociali che nella migliore delle ipotesi: "si muovono secondo logiche di comportamento e norme che non hanno punti di contatto con le norme della vita di strada. Ciò risulta ancora più evidente considerando le notevoli barriere burocratiche e, soprattutto, culturali che dividono i servizi sociali e il disagio di strada: servizi sociali rappresentati nella loro quasi totalità da Chiesa cattolica e assistenti sociali donne; disagio di strada rappresentato nella maggioranza dei casi da uomini di cultura islamica" (Barnao 2004, p. 160).
La decisione di condurre una ricerca sui servizi offerti dalla Fondazione è stata motivata, principalmente, dalla mia esperienza personale. Dopo due anni di volontariato all'interno della Fondazione mi sono reso conto di quanto fossero presenti dinamiche di difficile interpretazione. Spesso durante il mio turno al Centro di Aiuto della Stazione Centrale di Milano (gestito dalle 17 alle 22 dalla Fondazione) ho incontrato persone che preferivano dormire in strada piuttosto che essere inserite nel dormitorio di via Saponaro. Molti mi riferivano che la qualità del servizio era scadente e il comportamento degli operatori poco rispettoso. Più volte ho domandato alle persone stesse di motivare le loro affermazioni. Molti parlavano di furti commessi dagli altri ospiti e della loro scarsa igiene personale, altri di una vera e propria mancanza di rispetto da parte degli operatori. Nella loro narrazione era presente una "vena di risentimento" che non riuscivano a comunicare in modo chiaro. Qualcosa che andava oltre i furti, la pulizia e l'atteggiamento degli operatori.
Interrogativo della mia ricerca è stato quindi: "Da dove deriva questa vena di risentimento"?
Nel perseguire i miei obiettivi conoscitivi mi sono avvalso di due tecniche di ricerca: l'osservazione partecipante e l'intervista a testimoni privilegiati.
Ho utilizzato, più precisamente, la tecnica dell'osservazione partecipante "dissimulata". Nessun utente e operatore della Fondazione era quindi a conoscenze della mia identità di ricercatore. Ho scelto la tecnica dell'osservazione partecipante (incluse le implicazioni etiche) solo dopo aver riflettuto attentamente sui vantaggi e gli svantaggi di tale modalità di conduzione dell'osservazione partecipante.
Sfruttando le conoscenze derivanti dal mio status di volontario ho individuato un "mediatore culturale" in grado di facilitare la mia osservazione, garantendo l'accesso al dormitorio. Senza il suo aiuto questa ricerca sarebbe stata molto più complicata da realizzare.
l mio mediatore culturale è stato Frate Clemente Moriggi, direttore delle opere della Fondazione. Egli è il vertice strategico della Fondazione. Ha rispettato la decisione di dissimulare la mia identità di ricercatore-studente e ha compreso l'importanza di avere un punto di vista esterno all'interno dei servizi.
Ho alloggiato quindi 7 giorni, da Lunedì 7 Marzo 2011 a Lunedì 14 Marzo 2011, nel dormitorio riservato ad utenza di sesso maschile di via Saponaro 40, Milano, senza mai tornare a casa né incontrare miei conoscenti. Ero in possesso del minimo indispensabile: un abbonamento settimanale dell'azienda trasporti milanese, dieci euro ed un cellulare che tenevo spento e utilizzavo solo per mandare un messaggio dopo cena alla mia famiglia. Prima di accedere al dormitorio modificai il mio look facendomi crescere la barba e tagliandomi i capelli molto corti.
Nel corso della giornata (alle 8 del mattino bisogna uscire dal dormitorio per poi poter rientrare alle ore 20) ho vissuto in strada usufruendo principalmente dei servizi doccia, guardaroba, ambulatorio, mensa offerti dalla Fondazione.
Questo era finalizzato ad osservare le caratteristiche dei servizi per poi riflettere sul lavoro sociale svolto dagli operatori, oltre che sulla "struttura" dei servizi stessi. Questa osservazione è stata associata a colloqui informali con gli ospiti del dormitorio. Tali colloqui erano indirizzati a raccogliere informazioni ed ad individuare quelle distorsioni della "vita nel dormitorio" segnalate dagli ex o ancora ospiti del dormitorio incontrati al Centro di Aiuto.
Nel corso dell'osservazione partecipante ho condotto 7 colloqui informali con ospiti del dormitorio di origine italiana, rumena, marocchina, africana sub sahariana, di un età compresa tra i venti e i cinquanta anni. Non ho utilizzato un registratore né ho preso appunti durante i colloqui. Ho riportato il contenuto dei colloqui su un diario che redigevo durante la mia giornata all'esterno del dormitorio. La distanza temporale tra colloquio e registrazione è stata di un tempo massimo di ventiquattro ore. Il mio intento era quello di non scavare nei vissuti individuali e di mantenere la mia personale narrazione il più generale possibile. Quando mi hanno domandato il motivo per il quale mi trovavo in dormitorio ho sempre risposto che avevo sfruttato la mia "conoscenza" (non specificavo il concetto) di Frate Clemente per "staccare" una settimana dal mio contesto familiare che mi sono limitato a definire "problematico". Dichiaravo, inoltre, che sarei uscito in ogni caso dopo una settimana per tornare dalla mia famiglia.
Ho inoltre svolto 7 giorni di osservazione dissimulata dei servizi e della fenomenologia delle attività degli ospiti di Saponaro all'interno del dormitorio, "in strada" e nei centri diurni. Ho registrato quotidianamente le mie osservazioni su un diario.
Per quanto concerne, invece, le interviste a testimoni privilegiati ho realizzato 3 interviste non strutturate con osservatori privilegiati: un professionista, un ausiliario ed un volontario operanti nei diversi servizi della Fondazione da me osservati. Le interviste volevano indagare essenzialmente quattro aspetti: l'offerta del servizio, la tipologia di utenza che ne usufruiva, l'esperienza personale all'interno del servizio ed infine i punti di forza e le criticità del servizio. Ho audio registrato e integralmente sbobinato il contenuto delle interviste.
Il mio elaborato espone i risultati della ricerca attraverso l'elaborazione degli obiettivi conoscitivi dell'osservazione.
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| Luigi GRIGIS (2011/12) Le azioni dell'attesa. Uno studio etnografico sui servizi della Fondazione Fratelli di San Francesco Università degli Studi di Milano Bicocca - Facoltà di Sociologia – Corso di Laurea in Servizio Sociale, relatrice Emanuela Sala, pp.101 |
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