Dall'introduzione:
Su chi siano e come agiscano i cosiddetti "colletti bianchi" nella realizzazione delle loro attività criminose esiste un'ampia bibliografia, in particolare statunitense, già a partire dalla metà del secolo scorso.
In Italia la questione emerge in modo dirompente solo nel 1992, anno d'inizio di Tangentopoli, anche se fin dagli anni '80 la giurisprudenza comincia ad interrogarsi sul rapporto tra questa speciale categoria di soggetti criminali ed il sistema penale.
Il servizio sociale, invece, arriva a riflettere su questo argomento un pochino più tardi ed in modo, a mio avviso, mai specifico. Molte delle indicazioni in materia che si trovano nella letteratura professionale, infatti, non sono che affermazioni incidentali a margine di discorsi diversi, e per lo più si limitano a registrare il problema senza realmente enuclearlo, precludendosi perciò a priori qualsiasi possibilità di soluzione Sia la giurisprudenza sia il servizio sociale, nel corso del tempo, si chiedono se la misura dell'affidamento in prova, inizialmente preclusa ma in seguito allargata anche ai colletti bianchi, sia adeguata a questo tipo di utenza, o se invece non sia più opportuno, per le caratteristiche tipiche della misura fin dal suo nascere, limitarne l'utilizzo a categorie di utenti classiche, in altre parole ai portatori di una serie di bisogni, dovuti per lo più a deprivazione (affettiva, culturale, sociale, economica), per i quali il processo di aiuto risulta realizzabile, quasi misurabile.
Nella bibliografia, però -al di là di indicazioni precise che vengono per lo più dalle sentenze dei diversi Tribunali di Sorveglianza o della Corte di Cassazione-, così come nella pratica quotidiana, il nodo non si scioglie. A fronte, infatti, di un dibattito ormai più che ventennale sul tema, non si è arrivati a sistematizzare la materia e a far luce sul dilemma: sono i colletti bianchi utenti legittimi per il servizio sociale? Ed ancora, è quella dell'affidamento in prova al servizio sociale una misura opportuna da applicare a questi condannati? Infine, cosa può fare l'assistente sociale per questi soggetti così particolari e diversi dallo standard d'utenza conosciuto e riconosciuto?
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Sara VISENTIN (2003/04) L'affidamento in prova al Servizio Sociale dei Colletti Bianchi relatrice Università Ca' Foscari di Venezia – Facoltà di Lettere e Filosofia – Corso di Laurea Triennale in Servizio Sociale relatrice Simonetta SIMONI, correlatore Bietro BASSO, pp.95 |
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