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il precariato.... probabilmente il nostro status da qui alla pensione
ora sono 4 anni che lavoro nello stesso posto e la cosa terrificante è che mi sento a casa mia... ma poi se ci penso bene, anche stavolta, ho una data di scadenza. |
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Anch'io sono precaria anche se ho iniziato a lavorare dieci anni fa, in un momento in cui avrei potuto scegliere se esserlo o no. Dovessi tornare indietro farei la stessa cosa. Quando ho iniziato avevo troppa voglia di fare diverse esperienze e in diversi ambiti lavorativi. Penso sia una valigia "ricca e piena di esperienza", non do nulla per scontato, mi sento ancora giovane e "fresca" nelle idee, nei progetti e nella flessibilità.
La nota nota negativa è che quando ho trovato il "servizio giusto per me" ho dovuto andarmene. Ho ricominciato per l'ottava volta. Sempre con l'inziale fruttamento della manodopera..Ci vuole molta energia.. Adesso sono giovane e ce l'ho ma tra qualche anno...sarà veramente dura! spero di fermarmi prima o dopo. |
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Io non mi definisco precaria e mi piacerebbe fare delle differenziazioni. Sono una libera professionista, una consulente che da 12 anni, ossia da quando ho iniziato questa professione, ho scelto di rispettare le mie attitudini: la necessità di varietà, di fare esperienze diverse, di cambiare spesso, di non avere orari predeterminati o vincoli eccessivi. la mia è stata una scelta, una scelta quindi anche la precarietà che non ho mai chiamato così perchè ne vedevo solo il lato positivo ovvero la flessibilità. Tuttora, come altre colleghe, rifarei le stesse scelte. Ciò che mi sembra importante sottolineare è che si può essere felicemente precari se nel mercato si riscontrano opportunità, meritocrazia, attenzione e interesse. Ecco, dall'anno scorso ho inziato a sentirmi precaria nel mio paese, l'Italia. Quella che è sempre stata una scelta ha iniziato a diventare un incubo, che poi ha creato nuove strade, sentieri, progetti. Dopo aver dedicato tutto il mio tempo alla formazione continua nella quale credo molto, a studiare in giro per il mondo, a migliorare i miei limiti e potenziare le mie competenze, dopo aver ottenuto il dottorato di rcerca (mentre lavoravo) che tanto mi ha sfinito mi sono trovata davanti a un vuoto di opportunità, non di precariato. Per 6 mesi nessuno ha risposto alle mie richieste di lavoro, nemmeno un reply automatico tipo 'grazie per averci inviato il suo CV'. Questo in Italia. Nessuno. E ad alcune telefonate effettuate per capire le motivazioni per cui il mio CV non era preso in considerazione - i feedback servono a capire come migliorare o cosa modificare - mi sono sentita dire che erano arrivati troppi CV o che non erano tenuti a darmi alcuna spiegazione. Non ero demoralizzata, ero amareggiata, schifata. Queste risposte da un contesto a cui è richiesto per 'statuto etico' di essere accogliente, trasparente, attento. Molte di queste risposte mi sono state date da assistenti sociali. Nel frattempo, su almeno 30 CV inviati in Italia a servizi sociali 0 risposte, su 5 CV inviati ad Università britanniche 5 risposte di ricezione del CV, 4 di feedback rispetto al motivo per cui il mio CV non era stato ritenuto adatto e 1 richiesta di colloquio. Il mio primo vero colloquio di lavoro: preparazione di una presentazione, 1 ora di domande su ambiti differenti (preparazione accademica e lavorativa; motivazioni per partecipare a quello specifico lavoro di ricerca; presentazione di vignettes per valutare come mi sarei comportata in situazioni complesse e difficili dal punto di vista relazionale o delle richieste delle persone). Lungo feedback post colloquio. Gli unici che si sono complimentati per la ricchezza del mio Cv e la mia preparazione professionale sono stati dei docenti inglesi. Non sto a spiegarvi quanto l voglia di andarmene sia sempre lì dietro l'angolo, non perchè altrove sia tutto meglio quanto perchè altrove, quasi sempre, si trova rispetto che qui manca. Manca anche nella nostra professione, manca nelle università che insegnano la professione, manca a molti professionisti che prendono accordi con gli utenti e non li rispettano. Parlare solo di precariato credo sia limitante, parliamo di opportunità, di trasparenza dei processi di selezione, di rispetto per chi cerca lavoro. Creiamo la cultura del rispetto. per me il primo maggio dovrebbe servire anche a questo.
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Quando ero segretario nazionale al SUNAS mi hanno dato da gestire tutto il settore (allora marginale) dei "non pubblici". Ciò per dire che nella testa di un'organizzazione professionale come la nostra è - davvero culturalmente - centrale l'idea del solo "posto fisso", vedendo il precariato come un "non valore". In tal senso lo strano fenomeno post Legge-quadro in cui i colleghi arrivavano in cooperative, ma solo di passaggio, visto che il loro sogno era il "posto pubblico". Tranne poi scoprire che invece si tratta di una vera e propria trappola. Sempre al SUNAS curai sul giornale una rublica "mondo precario", in cui valorizzare tutto ciò che esiste fuori dai servizi pubblici, ma con diverse critiche. E' lì che ho capito il bisogno di sfondare un tabù, che è quello dell'equazione: assistente sociale = burocrate pubblica = stabilità in cambio di assenza di pensiero critico.
Per paradosso la nostra professione si sta aprendo al mercato, ma non per scelta, bensì per costrizione da Finanza Pubblica. Personalmente io mi sono sempre precarizzato da solo, e ne sono contento: nonostante il "posto fisso", ho spesso cambiato per non morire asfissiato. Ma ciò mi è costato, sia economicamente, sia sul piano della carriera. Quando vedo tanti colleghi assunti come me, ma lì restati (per studio o innovatività) e per questo premiati, all'inizio mi viene la rabbia, ma poi penso che è quello che il sistema politico italiano vuole: esecutori fedeli. In Italia le organizzazioni preferiscono la fedeltà alla competenza, e noi siamo nel mezzo di questo gioco: sta a noi fare delle scelte. Paradossalmente gli enti pubblici avrebbero bisogno di licenziare gente inattiva per far entrare nuove forze, ma ciò è bloccato dall'impianto giuridico del "posto fisso".Per non parlare della cultura medioevale della selezione: abbiamo una così stretta regolamentazione dei concorsi che invece producono spesso vincitori (assai) dubbiamente competenti. Eppure il mercato, tra le mille contraddizioni, offre delle opportunità. Certo, c'è poco rispetto di chi cerca, c'è poca trasparenza, ma ci sono idee e movimenti che vanno colti. E' d'altra parte richiesta flessibilità di ruolo e competenza imprenditoriale, tutti aspetti da imparare ex novo, perchè a ciò le università non preparano. D'altra parte come fa una "burocrazia" (intesa in termini sociologici) ad essere flessibile? Sarebbe una contraddizione, se lo fosse! Il lavoro oggi non è più la "fatica" del 1800, anche se i significati odierni, almeno in Italia sono rimasti immutati, a mio modo di vedere. Ma non è più neanche il "posto fisso", ci viene richiesto di rinnovarci, di aggiornarci, di specializzarci in nuove direzioni. Il lavoro non è più la "prestazione" (prendere o lasciare) ma un'esperienza umana in cui anche realizzarsi, valorizzarsi, crescere con un senso nel contesto in cui viviamo. Eliminiamo la parola "precari" (che richiama la "stabilizzazione") ed usiamo quella di "flessibili" (che richiede apertura mentale e sperimentazione di strade nuove). Mi vengono in mente tutti i colleghi (più o meno precari, ma non c'è davvero senso a dirla questa parola...) che partecipano ai miei corsi sulla libera professione: non solo giovani (precari), ma tanti dipendenti pubblici con le scatole piene della dipendenza. Quel che cercano non è il "lavoro", ma il "lavoro creativo", in cui mettere se stessi in gioco. Ecco, io amerei pensare al primo maggio come ad un "lavoro in movimento", con al centro non il generico "lavoratore" (fisso o a tempo, somministrato o cassintegrato, a progetto o disoccupato) ma l'uomo moderno, con i suoi bisogni, ma anche con le sue aspirazioni, con le sue paure sul futuro, ma anche con le speranze di un'attività gratificante, seppur faticosa. Ugo Albano =================================== Contatto diretto: digilander.libero.it/ugo.albano |
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Ciao a tutti, mi "consola" a volte leggere tanti commenti di a.s. che come me vivono situazioni di precariato e/o di disoccupazione totale. Dopo aver studiato per tanti anni..fa male scoprire una dura realtà.
Fa male scoprire come, nonostante il settore del sociale sia stato poco colpito dalla crisi, le possibilità di inserimento siano davvero difficili e a volte impossibili. Ogni giorno mi chiedo cosa devo fare in più? Cosa mi serve in più? Una laurea triennale, un master, l'abilitazione e a breve la laurea magistrale in PPIS, forse non bastano.... Perchè le offerte di lavoro escono solo nelle città del nord e qui giù niente...! Per non parlare poi dei concorsi... Forse veramente lasciare la propria città è l'unica soluzione.. Cercando di non perdere la speranza e la voglia...vi abbraccio tutti A.S. Ilaria |
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Ciao Ilaria,
da precaria (con contratto in scadenza a giugno), da inviante di cv tutti i giorni, da studente di un master per inseguire la passione, da Assistente Sociale perchè credo nella nostra professione... i dico di non mollare, di non perdere la voglia, di credere in te ed in quello che hai fatto fino ad ora. E' dura! Lo so...lo so bene! Mi sono interrogata così tante volte che anche i miei muri erano in dubbio. E' normale in circostanze come queste, dove non si vedono grandi via d'uscita. Mi sono laureata, mi sono abilitata, ho lavorato, poi c'è stato il servizio civile, poi la disoccupazione, poi il lavoro, poi di nuovo a casa, poi nuovamente lavoro. Adesso il Master perchè non voglio perdere la passione che ho verso le migrazione e l'intercultura. Ho scelto un master operativo perchè volevo fare qualcosa e non solo studiare, sennò era troppo facile. L'unica cosa che mi stupisce di ciò che scrive è che il settore del sociale sia poco colpito. Il settore sociale è uno dei più colpiti, guarda i dati relativi ai fondi delle politiche sociali, guarda come stanno i servizi... Quindi, essendo un settore agonizzante, con enormi difficoltà...è normale che ci siano fatiche immense da superare per un lavoro (una delle cose più normali, però.... In ogni caso, non demordere, tieni duro e resta aggiornata, questo è importante! Un abbraccio forte! =) |
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