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Salve a tutti.
Scrivo qui un po' per sfogarmi e un po' per cercare risposte e fare paragoni con persone che vogliano raccontare altre esperienze simili alla mia. Mi sono appena laureata a Ca' Foscari, Venezia, alla magistrale di servizio sociale. Ho una triennale in relazioni internazionali e diritti umani, conseguita presso la facoltà di scienze politiche a Padova. Dopo la triennale ho svolto un anno di servizio civile presso i servizi sociali del comune in cui risiedo, cosa che mi ha spinta ancora di più verso la ricerca di una professione nel sociale. Più nello specifico, volevo fare proprio l'assistente sociale, avendo avuto modo di capire durante quell'anno di lavoro-volontariato come funzionasse la professione. Questo mi ha incoraggiata ad iscrivermi quasi immediatamente alla magistrale in servizio sociale. Al tempo, ovvero l'inverno 2009, per iscrivermi sembrava bastasse l'aver sostenuto tot. esami in tot. discipline durante la triennale. Così sono stata accettata senza riserva ed immatricolata. Questo passaggio dal contesto macro al contesto micro in cui ho continuato ad interessarmi alla difesa dei diritti umani, pur contenendo parecchi nessi logici e tematici, secondo la burocrazia e le norme vigenti, però, costituisce uno scoglio per diversi aspetti. Sottolineo che sono cresciuta in situazioni difficili e fin da piccola ho sentito parlare di assistenti sociali, perciò se c'è qualcosa che non mi manca è la motivazione che mi ha spinta verso questa professione. Ora: continuo ad essere orientata verso l'esercizio di questa professione, ma mi sono sentita dire in itinere, durante i due anni di specializzazione (termine che poco riflette ciò che realmente si studia poiché non mi sento specializzata in nulla e credo di avere ancora moltissima strada da fare, ma con l'ESPERIENZA e non solo studiando sui libri)che avrei dovuto fare tre esami in più ed un tirocinio in più a causa della mia triennale diversa. Bene, ci sta. Però perché non mi è stato detto subito, all'immatricolazione? Perché nessuno ha protestato? Perché tutti hanno obbedito senza fare obiezioni? Tra l'altro, secondo il mio Ateneo, durante il corso di studi si potevano fare solo due esami in più senza pagare, mentre il terzo, volendolo fare, avrebbe avuto un costo di quasi 300 euro. Mi chiedo se non si tratti di un business. Ora, che per motivi personali ho preferito prima laurearmi e poi fare la "Formazione extra" consigliata, mi sono sentita dire che gli esami per me sarebbero tutti a pagamento. Tutti e tre. Mentre per il tirocinio, questo non verrebbe chiaramente inserito con i relativi crediti ne mio piano di studi ma mi verrebbe rilasciato una sorta di attestato. Ma io mi chiedo: fino a che punto tre ulteriori esami garantiscono una preparazione ottimale??? Credo che una professione come questa dovrebbe essere più flessibile seppur muovendosi entro dei confini circoscritti, pena l'anarchia, ci mancherebbe. Ma non si può non tenere conto delle singole situazioni e della formazione che viene data dalla vita e dall'esperienza. Alla mia considerazione "potrei studiare da sola il materiale di quei tre esami" tutti restano basiti, (sto parlando di assistenti sociali e professori) e pure un po' offesi, perché così minaccio la credibilità della professione che tanto si è battuta per avere riconosciuto un percorso formativo specifico. E poi si parla di autoresponsabilità formativa? Comunque, venendo al nocciolo, io vorrei tentare di sfidare questa velata minaccia consistente nel "gli esami ed il tirocinio non sono obbligatori, ma fortemente consigliati altrimenti all'esame di stato non passate". Ovvero, se io non pago ancora per ulteriori esami farsa i professori chiamati in Commissione non mi faranno passare l'esame di Stato? Chi di voi sa esattamente come funziona? Se io vado lì avendo fatto solo il tirocinio integrativo (che sento altamente necessario!) ma non gli esami (per i quali studierò da sola, integrandoli con un sacco di materie che non vengono studiate nè in triennale nè in specialistica) qualcuno vede e giudica il mio percorso? Vedono che mi mancano gli esami e quindi non mi fanno passare? Sono davvero stanca di venire discriminata. Questa professione la voglio davvero fare. Voglio lavorare, voglio imparare, e non credo che la burocrazia mi aiuti nell'essere un'assistente sociale migliore, ma di sicuro mi sta spingendo verso l'essere sempre più esasperata. Accetto anche cordiali "vai a quel paese, capra", basta che mi motiviate le risposte. Sotto sotto, però, ammetto che mi piacerebbe trovare un po' di sostegno. Una quasi assistente sociale in tirocinio da una vita. Ilenia. |
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Ringraziano per il messaggio: pepa64
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Cara Ilenia,
che dire? Ti capisco perché vengo da una situazione un po' simile alla tua (la mia laurea del vecchio ordinamento è stata inclusa nella classe delle nuove lauree specialistiche in servizio sociale L57/S, ora LM82 e quando ho finito gli studi mi è stato detto dunque che potevo presentarmi all'esame di stato per l'esame di stato A e diventare ASS). Premetto che è una situazione in cui mi sono ritrovata senza volerlo, ma alla fine ho colto l'occasione. Ma immaginando (nel mio caso giustamente) l'ostracismo della commissione di esame di stato ho preferito tutelarmi e fare dall'inizio la formazione triennale in servizio sociale e mi sono reiscritta all'università. Ho fatto il percorso a ritroso insomma, ma ora sono assistente sociale (disoccupata!). Questo per dirti che in Italia si fanno delle cavolate a livello amministrativo e legislavito e poi sono le singole persone a rimetterne. E' stata data alle persone una possibilità di diventare assistenti sociali specialisti anche senza il possesso di una laurea triennale in servizio sociale e come sai l'iscrizione nell'albo A ingloba quella nell'albo B. Ma di fatto l'ordine professionale non accetta questa cosa ed è per questo che propone da anni una riforma (non recepita ancora e non so quando e se questo avverrà mai) che porti gli studi per assistente sociale ad una laurea quinquiennale a ciclo unico in servizio sociale senza la quale non si potrà presentarsi all'esame di stato. Tu ti trovi in mezzo a questa situazione di impasse e ne paghi le conseguenze. E capisco che tu ti senta presa in giro visto che la legge parla chiaro e dice che puoi presentarti all'esame di stato con la sola laurea magistrale in servizio sociale! Se vuoi un consiglio prova a passare l'esame di stato A in una sede diversa da quella in cui hai studiato. Il fatto che la tua università ti consigli una formazione ulteriore non è un obbligo legale, idem per il tirocinio. La commissione di esame di stato non ha modo di verificare la lista degli esami che hai sostenuto (se non sbaglio basta includere nella domanda l'attestato di laurea magistrale in servizio sociale e basta). Il resto lo sai solo tu. Ovvio che all'orale potrebbero farti delle domande sulla tua formazione... Ma se una persona arriva fino alla prova orale vuol dire che la sua preparazione è più che sufficiente, no? Non sarebbe veramente giusto discriminarti all'orale solo perché hai un percorso diverso se tu dimostri di avere le adeguate competenze per fare l'ASS. Sappi che già all'esame di stato B (che in proporzione è più semplice) quasi della metà delle persone vengono bocciate, a prescindere dalla loro formazione precedente. Quello che importa è il livello della preparazione e se ti senti in grado di integrare da sola quello che ti manca, provaci! In ogni caso hai il diritto di presentarti. In bocca al lupo |
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Ciao Ilenia,
innanzitutto grazie per la tua testimonianza / sfogo. Sono diversi i problemi che ognuno di noi ha in relazione al percorso universitario svolto, ed il tuo, come hai letto non è un singolo caso, per fortuna. Posso dirti quello che concerne la mia Università, Torino, e che se vuoi accedere alla magistrale di Servizio Sociale, se non arrivi dalla specifica triennale, ti fanno un colloquio ed integri quelli che manca nella formazione, come dici tu i tre esami (metodi e tecniche, organizzazione dei servizi e se non vado errando politica sociale). Del tirocinio non si fa parola per poter accedere al corso di laurea. Concordo, invece, con la mia omonima rispetto all'Esame di Stato, nessuno va a verificare il tuo curriculum scolastico nel merito degli esami, poi tu arrivando dalla magistrale di Servizio sociale, bè, ovvio che puoi fare l'Esame di Stato per l'iscrizione all'albo A. Ahimè un problema alla base, secondo me, non è tanto la formazione, che alla fine - come ho sempre detto - essendo il CdL inserito in diverse facoltà (da giurisprudenza a scienze politiche, da sociologia e lettere e filosofia) offre un taglio diverso a seconda della facoltà, appunto, ma il problema è: la possibilità di capire appieno la professione, fare esperienza seria e concreta, masticare la professione come si deve, sotto tutti gli aspetti possibili. Ok, puoi fare tutti gli esami che vuoi, aggiungerne 3, 4 a quelli che hai già sostenuto, che saremmo poi pieni di nozioni e di poca esperienza e questo, spesso e volentieri, fa sbuffare, fa tagliare convenzioni per fare tirocinio, fa sì che non si venga assunti perchè non sappiamo da che parte girarci... Quindi, sì, sostieni l'esame di Stato e valuta tu, bene, dove darlo...se nella tua città o altrove, studia il necessario e non perdere mai la speranza. E te lo dico io che ogni giorno...uhm faccio i conti con questa speranza! In bocca al lupo, a presto. Chiara |
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Buongiorno a tutti,scrivo per sfogarmi e penso che questo sia il posto migliore in cui posso sentire la realtà dei fatti! sono laureata in sociologia ma ho avuto sempre la passione per il servizio sociale;fortunatamente ho potuto lavorare in campi dove generalmente si trovano gli assistenti sociali e questo mi gratifica molto perchè vuol dire che nonostante la mancanza di basi,se così le vogliamo chiamare,sono riuscita a fare ciò che volevo. Ho deciso di iscrivermi alla specialistica di Programmazione e gestione dei servizi sociali per poter accedere almeno all'albo A,visto che con il mio titolo di studio purtroppo non posso accedere al B. Tuttavia quella che sembrava un sogno si sta trasformando in incubo,professori e ahimè colleghi sono sempre pronti a discriminarti,a vederti come gente di serie b,persone che pensano che non meriti di stare lì! e fanno di tutto per fartelo capire,senza avere difficoltà a dirtelo in faccia! questa situazione non la reggo più, vorrei far capire loro che abbiamo comunque la stessa indole rivolto al bisogno e all'aiuto dell'altro e non proveniamo da due mondi diversi!! inoltre questa situazione mi fa riflettere su quanto bravi siano loro come assistenti sociali!!! se riescono con tanta facilità a criticare una collega piuttosto che aiutarla,cosa faranno con un minore,un extracomunitario,un disabile!!? scusate ancora il mio sfogo e sono pronta a sentire se quello che penso io è sbagliato oppure no!! grazie mille
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Cara Cerenella,
faccio fatica a capire questi vissuti emotivi e questi "retropensieri": sarà che sono maschio! Insomma, ti sei iscritta alla LM, recupera i 300 CCFFUU per arrivare a fine studio e fatti l'esame di stato, se vuoi fare l'assistente sociale. Io trovo sempre arricchente la contaminazione di saperi, anzi sono uno dei (pochi) assistenti sociali che spinge verso una sinergia tra sociologia e servizio sociale, considerato che l'oggetto cognitivo è lo stesso. Mi dispiace molto sapere di queste storie. Forse (e dico "forse") il problema è l'atteggiamento che si ha quando si approccia un diverso campo di studio. Considerarsi un sociologo e pensare che diventare assistente sociale sia una "passeggiata", p.e. comportandosi con sufficienza all'università, è controproducente. Pure io, già dottore magistrale in servizio sociale, se mi iscrivessi a sociologia e banalizzassi gli insegnamenti come "chiacchiere e speculazioni teoriche", non dovrei meravigliarmi se mi arrivassero scarpe in faccia! Io uscirei da queste dinamiche "di bassa lega" ed andrei sui contenuti. Come detto: ci sono insegnamenti da recuperare e strutturare bene, perchè alla fine di tutto - non dimentichiamolo mai! - occorre essere competenti con le persone. Rispetto agli altri tu sei pure avvantaggiata, perchè hai il background sociologico, non capisco quindi il problema. Parlo di "competenze", non di "passione" o "voglia di aiutare". Bastasse la buona volontà per aiutare le persone..... Quindi io non vedo problemi per un sociologo abituato per forma mentis a vedere la costruzione di un ruolo secondo termini (sociologicamente) professionalizzanti. E' che bisogna faticare sui libri e costruire il ruolo mediando efficacemente tra se ed i compiti richiesti, tutto qua! Spero di aver intercettato l'umore e di aver dato le giuste dritte..... Se vuoi, mi scrivi in privato. Ugo Albano ====================================== CONTATTO DIRETTO: digilander.libero.it/ugo.albano |
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Ciao Ugo, intanto voglio ringraziarti per la risposta data. Il mio è stato solo uno sfogo generato da un malessere ma non voglio essere vittima della situazione. Ho scelto di iscrivermi LM87 proprio perchè volevo rispondere ad un mio desiderio di diventare assistente sociale,sapevo già benissimo che avrei incontrato difficoltà e tutto ciò non mi spaventa anzi mi stimola. Tuttavia non mi aspettavo questa ostilità tra colleghi (forse potevo aspettarmela) ma tra docenti che scivolano nella loro professionalità facendo battute di poco gusto proprio mi ha delusa. Non mi spaventa studiare,infatti sto studiando per conto mio le materie che non mi hanno insegnato nel mio percorso di triennale e che sono invece caratterizzanti del corso di laurea in servizio sociale. Ho pensato anche,una volta terminata la laurea magistrale,di iscrivermi nuovamente alla triennale in servizio sociale per dare le materie mancanti e avere così i titoli richiesti per accedere all'albo sia b che a. Sono abbastanza determinata nel formarmi al meglio per svolgere in futuro un ottimo lavoro ma comprendimi se sono un pò scoraggiata visto il clima che vivo quotidianamente. Grazie ancora
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Mi verrebbe da dire "non ti fidar di loro, ma guarda e passa".
Ognuno ha il proprio stile, anche i docenti. Poi, va beh, l'importante è recuperare gli insegnamenti mancanti e giungere all'esame di stato. Superato questo di iscrivi all'Ordine e vieni abilitata alla professione. Guarda ai contenuti e alle competenze, meno alle forme. Con gli "umori" non si va da nessuna parte..... Ugo Albano |
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Mi trovo perfettamente d'accordo, probabilmente esisteranno anche realtà diverse più professionalizzanti voglio dire, in certi atenei, ma la mia esperienza coincide con la tua, avrei potuto studiare a casa da sola, anzi per molti esami l'ho fatto e anche con molta passione, ma avrei sperato di ricevere dall'Università altro della solita ripetizione di quanto studiato dai libri,e da discipline che per quanto interessanti rispecchiano in gran parte la preparazione di un pedagogista/maestra con accenni socio-giuridici-psicologici.Manca molta specificità della professione con la ripetizione in tutti i cinque anni di discipline sempre uguali, cambiano solo i testi (e il budget delle tasche) e nonostante i 30 e lode condivido che non mi sento affatto specializzata in nulla. Sarà tutta da sperimentare sul campo, dal colloquio alle relazioni ai progetti, se il lavoro ci bacierà, ma in genere i concorsi o le chiamate chiedono già persone con alta specializzazione?????Resta davvero un enigma il sistema formativo italiano e il mondo del lavoro sono gli opposti:cercano e offrono i contrari di se stessi!!maaaahhhh!!!
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Ho lo stesso dilemma: con una triennale in relazioni internazionali e diritti umani potrei avere accesso alla magistrale, ma l'esame sarebbe solo per assistente sociale specialista. da quello che vedo i concorsi pubblici richiedono maggiormente gli assistenti sociali di categoria b, quindi per quanto mi riguarda penso sia davvero opppurtuno fare la triennale e farsi riconoscere più esami possibili!
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Buonasera a tutti. Scusate il ritardo nel rispondervi ma ho passato un anno di demoralizzazione causa tirocinio non riuscito e altre problematiche personali.
Ora sono di nuovo tra voi e vi ringrazio tanto per le risposte! Dunque, per aggiornarvi: il tirocinio post laurea magistrale, almeno a Ca' Foscari, è impossibile da fare poichè l'"ufficio stage" non ha contatti, per l'appunto, per gli stage (se non per gli studenti e neolaureati di economia e corsi di laurea più gettonati nel mondo del lavoro) e se si prova, come ho fatto io, a cercare contatti da soli o anche con l'aiuto delle tutor è un fallimento. Avevo il tempo contato. Mia nonna, con la quale vivevo (perdonate l'accenno alla vita privata, ma ci tengo a farvi capire che non è stata pigrizia) a 96 anni ha giustamente pensato che era finito il suo tempo qui. Ho cercato di fare tutto entro il benedetto anno in cui si gode del "neolaureandismo" e sbrigarmi, ma nulla. Mi sono state sbattute innumerevoli porte in faccia. Telefonate a vuoto, appuntamenti e illusioni, tutto finalizzato cercare compromessi resi impossibili da cavilli burocratici. In sintesi: passato un anno dalla laurea non si è piu' neolaureati, quindi non si può più far riferimento alla propria Università per attivare un tirocinio. Pazienza, dato che, come già detto, non hanno contatti utili. E va bene...ma non è possibile fare granchè nemmeno da soli nè proponendosi come volontari nè nulla, dato che negli enti pubblici, per legge, il numero di volontari è proporzionale ai lavoratori assunti. E anche se servirebbero più volontari, a quanto pare, il numero massimo è sempre raggiunto. Gli operatori delle cooperative, invece, hanno assistenti sociali inquadrate come educatrici perchè così vengono pagate meno. Quindi non avrei una formalmente corretta supervisione. Mi è stato detto da alcuni responsabili u.o.c. che non avevano tempo da dedicarmi perchè oberati di lavoro. Ah già, una tirocinante è un peso, non una risorsa?! Scema io che credevo di poter anche essere un aiuto, oltre che dover essere formata. A giorni tenterò di passare l'esame di Stato per l'albo A il 19 Novembre, ma non nego di essere demoralizzata in modo indescrivibile. Ho fatto i tre esami integrativi: metodologie 1 (votazione 26, era davvero un sacco di roba, poteva andare meglio ma mi è stato utile!), metodologie 2 (votazione 29, esame sostenuto con febbre a 39.1, evidentemente le allucinazioni febbrili sono state utili Morale della favola confusa, scritta di fretta e con parecchia ansia: il 3+2 è una baggianata. Le Università non sono in grado di organizzarsi e consultarsi preventivamente con gli Ordini e fanno iscrivere gli studenti pur di avere introiti. (Altrimenti poi chi lo paga Schevchenko all'incontro con gli studenti di economia?!) Questo è ciò che mi sembra. Consiglio a tutti di iniziare dalla triennale. Un saluto Ilenia |
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Ultima modifica: 14/11/2014 20:19 Da yllola.
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Buonasera a tutto il forum.
Ho deciso di scrivere in questa discussione visto che si tratta il tema di magistrale. Il mio percorso è differente da quello di yllola perché mi sono laureato da poco alla triennale a Firenze in Servizio Sociale L-39. Come yllola però stavo valutando di fare la magistrale...per adesso ho visto le universtià di Roma,Torino e Bologna sempre LM-87 che è quella che serve per fare poi l'esame di stato sezione A. Vorrei avere dei consigli da voi: - Quelle che ho guardato sono delle buone facolta? -Ce ne sono altre migliori? ed infine: mertia davvero fare la magistrale? Guardado i differenti piani di studio ci sono delle materie che non capisco come potrebbero entrare nell'area lavorativa dell'ass.Sociale come, ad esempio, economia e management le quali le vedo meglio per una laura in economia...o mi sbaglio? Insomma chi mi potesse riportare la sua esperienza mi farebbe una cosa davvero gradita! |
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