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roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi?
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ARGOMENTO: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi?

roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 14/05/2013 06:13 #1996

  • paolo
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Marcia per la vita 2013 - Roma 12 Maggio 2013

Io c’ero, insieme a mia moglie e ai miei 3 figli (1 dei quali ancora in pancia di mamma

io c'ero per dire basta all'aborto di stato e basta ad una legge profondamente ingiusta la 194.
io c'ero per dire che la vita va difesa sin dal suo concepimento e questo non è affare di fede ma bensì di civiltà.

Li ho visto oltre alle famiglie, associazioni vari, istituti religiosi anche medici in camice e infermieri.

Tornando a casa mi sono detto: sarebbe bello che alla prossima marcia della vita che si terrà a Roma il 4 Maggio del 2014, ci fossero anche i miei colleghi assistenti sociali "per la vita" che condividono il messaggio della marcia (che è laico e aconfessionale), assistenti sociali cattolici, impegnati nell'associazionismo e nel volontariato ecc e so che ve ne sono parecchi.

io sono convinto che la nostra professione ha da dire parecchio su questo tema.

Voi cosa ne pensate?



P.S. per chi volesse approfondire allego un articolo che qualche tempo fa ho scritto con mia moglie sul tema: Aborto, etica e deontologia - quando le professioni sociali e sanitarie rischiano di essere avvelenate da una legge

P.S.S. lascio qui di sotto il commento alla giornata che ho inserito da me in altri topic.

un caro saluto Paolo Gandolfo




"Anche se Dio non esiste, il feto esiste" diceva un noto ginecologo Americano ex abortista (Bernard Nathanson)

Norberto Bobbio (non credente definito il “papa laico”) non diceva da meno: "Mi meraviglio di come i non credenti lascino ai credenti IL PRIVILEGGIO E L'ONORE di affermare che NON SI PUO' UCCIDERE"

Detto questo difendere la vita umana dal suo inizio non è questione di fede o religione, ma di Ragione e Civiltà.

Qualcuno dirà: ma se si abolisce la legge 194 si torna all’aborto clandestino!

Vero, però l’aborto legalizzato, finanziato e organizzato dallo stato è un fatto del tutto nuovo per la storia umana, quindi l’aborto clandestino c’è sempre stato (anche oggi c’è!) e sempre ci sarà con o senza 194.
Inoltre abolendo la legge si permetterebbe a un gran numero di bambini di nascere infatti Erminio Guis e Donatella Cavana (ricercatori dell’università di Trento) hanno fatto uno studio sociologico sulla pratica abortiva legale in Italia, pubblicato in “Maternità negata” (Milano 1988), e hanno scoperto che il 32 per cento delle madri che hanno abortito non l’avrebbero fatto se non ci fosse stata la legge 194.

Qualchedun’altro dirà: ma se si abortisce clandestinamente le donne rischiano di morire!

Falso in quanto già nel 1979 il Dr Bernard Nathanson affermava che il progresso medico, scientifico, farmacologico e sanitario escludevano la possibilità di ritorni (nell’ipotesi dell’abrogazione delle leggi che consentono l’aborto) ad aborti clandestini vecchia maniera e delle morti materne, osteggiate dal fronte abortista. Liquidando la questione come “assolutamente non valida e obsoleta”. Figuriamoci oggi.

PER IL CRISTIANO invece difendere la vita significa anche salvarsi l’anima ed aiutare gli altri a non perderla, proteggendo i poveri per eccellenza, cioè i bambini non ancora nati. Infatti non ci si può salvare uccidendo un innocente o cooperando o rimando in silenzio mentre altri lo fanno.
“Che giova infatti all'uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima? Ovvero, che darà l'uomo in cambio dell'anima sua?” Matteo 16,26
Allegati:

Re: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 19/05/2013 17:33 #2004

  • Chiara79
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Spero vivamente che in sede di colloquio non ti permetta di dire queste affermazioni... Che questo sia il tuo pensiero, va bene e hai diritto di esprimerlo, ci mancherebbe. Ma come Assistente Sociale innanzitutto sei tenuto a rispettare il volere della persone che hai di fronte, senza manipolarla. Questo è importantissimo e spero che condividerai la mia affermazione. L'interruzione di gravidanza è una possibilità che le donne possono o meno scegliere di attuare. Ed è importante che di scelta si parli, anche nel caso la donna decidesse di continuare la gravidanza. La libertà è un diritto fondamentale e inviolabile, il codice deontologico che ce lo insegna e anche la nostra Costituzione.

Re: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 20/05/2013 10:42 #2005

  • paolo
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Cara chiara, ti ringrazio di essere intervenuta sull'argomento, perchè parlare di questo tema anche all'interno della nostra professione è già un primo passo, in quanto si cerca di driblare o peggio censurare la discussione su questi importantissimi argomenti che hanno un indubbia ricaduta anche sulla nostra professione.

io distinguerei (ma non troppo ):
1)l'impegno e le convinzioni personali, familiari da una parte;
2)il lavoro presso un ente pubblico dall'altro (ad es: consultorio o ospedale)

1) per quanto riguarda le proprie convinzioni etiche, civili e religiose che ognuno ha il diritto di esprimere. nel caso in questione circa il diritto alla vita questo è un fatto civile tanto è vero che il sindaco di Roma era li con tanto di fascia tricolore. Tra l'altro anche chi è a favore dell'aborto in genere non nega che ad essere soppressa è una vita umana, ma si dice appunto che deve essere garantita "la scelta" (infatti in america gli abortisti si chiamano pro-chiose, pro-sclenta) di poter sopprimere questa vita umana in determinate circostanze. si tenga conto che storiamente l'aborto è stato sempre vietato con conseguenze penali per coloro che lo praticavano (sino al 1975 in Italia era così). La breccia è stata aperta nel 1920 da Lenin che ha voluto l'aborto nei territori da lui occupati poi nel 1940 da Hitler nella germania nazista. solo dagli anni settanti in poi si è diffuso l'aborto pianificato ed organizzato, finanziato su larga scala dagli stati democratici. questo per dire che manifestare che la vita umana è inviolabile sarebbe stata una banalità sino agli anni 70. Oggi no.

2) il secondo argomento che è quello che ci riguarda direttamente è come agire professionalmente in materia di aborto quando si lavora in un ufficio sanitario pubblico.
perche dico sanitario pubblico? perchè in tutti gli altri ambiti mi sembra più che ovvio che la professione si deve adoperare per la vita, fermo restando quanto la legge 194 permette. Nell'ambito sanitario la questione è più delicata.
io partirei dalla 194: la legge cosa dice? “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, […] hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare […]le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza” (art 5 L 194/78)
quindi la faccenda potrebbe essere presto conclusa applicando rigorosamente quanto la legge dice. Ma la mia domanda è: questo oggi avviene? avviene sempre? in altre parole i servizi e gli operatori dei servizi consultoriali e ospedalieri "in ogni caso esaminano le possibili soluzioni dei problemi proposti e cercano di aiutare la madre a rimuovere le cause che portano all'aborto"? o forse in molti casi il rilascio del certificato per l'aborto sta diventanto una pratica quasi amministrativa nella tacita accettazione sociale che così vuole?
e mi chiedo ancora: quali sono le conseguenze di tutto ciò per la nostra professione?

per quanto riguarda il codice deontologico dell’assistente sociale secondo me in questo è chiaro: “L’esercizio della professione si basa su fondamenti etici e scientifici” (Titolo II punto 10), quindi, visto che è scientificamente provato che dall’embrione in poi si deve parlare di vita umana e visto che, come ci ricorda il comitato nazionale di bioetica, “l’embrione nel dubbio deve essere trattato come se fosse una persona” (parere del 1995) va da se che alla vita umana nascente vanno riconosciuti tutti i diritti e doveri che i codici deontologici prescrivono alle professioni, circa la tutela dell’individuo.

io personalmente se lavorassi in un consultorio o ospedale chiederei di avvalermi dell'obiezione di coscienza perchè non indendo partecipare alle procedure previste dall’art 5 della L. 194 (per le quali è prevista l’obiezione).


L'imput che ho voluto mandare con il post è anche quello di far riflettere che una parte della nostra professione può prendere una posizione chiara ed inequivocabile si questi temi, fermo restando che chi non è daccorto si adoperi per applicare in ogni parte e e specie nella parte che sottolineavo sopra l'applicazione della 194. Questo nella altre professioni avvine ad esempio Ginecologi obiettori, giuristi per la vita, medici e pricologi cattolici ecc.

perchè questo non può avvenire anche per la nostra professione?

P:S: se vuoi approfondire allegato al posto c'è un articolo che approfondisce l'argomento, ho chiesto alla redazione del sito di pubblicarlo, ma è ancora in visione.

Re: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 21/05/2013 15:08 #2008

  • ugo.albano
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Caro Paolo,

come sai, sui temi eticamente sensibili l’equivoco è facile. Da una parte c’è l’appartenenza ideologica/fidelistica, l’impianto legislativo, il codice deontologico…… e dall’altra ci siamo noi.

Con “noi” intendo “ognuno di noi”. Spesso però col “noi” nella nostra professione si intende “siamo tutti uguali”, mentre invece non lo siamo. Ecco, se c’è una cosa che gli assistenti sociali dovrebbero fare è 1) ascoltare l’altro; 2) accettarlo; 3) confrontarsi con lui; 4) ipotizzare un “cammino comune”.

La questione non è di “etichetta”: contro pro aborto. Giustamente tu fai notare che la Legge non dice questo. Dobbiamo fare però lo sforzo di “vederci dentro” e non solo fermarci all’etichetta tra di noi.

Io per esempio sono per l’eutanasia. Eutanasia non come “omicidio”, bensì come “accompagnamento verso la morte naturale”. E lo dico non da “laico/ateo”, bensì da cristiano. Pensa che anche sul mio testamento biologico (se vai sul mio sito personale lo trovi) io mi rifaccio proprio alla mia fede per fare in modo che io possa morire (cioè tornare a Dio) da cristiano.

Ma, ripeto, non c’è ricetta: anche restare su posizioni diverse è un arricchimento, l’importante è ascoltarsi. La verità è relativa nelle tematiche eticamente sensibili, certo è che conoscere e rispettare tutte le posizioni è importante. Anche perché io l’altro lo convinco NON imponendo la mia visione, ma forse spiegandogliela veramente bene. E’ un’operazione, quella del dialogo, che è un atto d’amore: non basta dire “ti amo” o “infilare l’anello al dito”, c’è bisogno di tanto ascolto, tanta pazienza, tanto “venirsi incontro”.

Io concordo con te, anche riguardo all’obiezione di coscienza: il professionista, chiunque egli sia, ha il diritto/dovere di operare una sinergia tra sé e ciò che gli viene richiesto. Il professionista-obiettore non è un “problema organizzativo” (certo pure lo è…), è semmai una persona non scissa, che fa sintesi tra valori ed azioni. Ma porta anche tanto "senso" con la propria scelta.

Il vero problema non è aborto sì (per “libera scelta della donna”) o aborto no (per obbedienza ad un’etica religiosa), ma la maternità/paternità in Italia. Se io un figlio non lo voglio, non è che prima lo concepisco e poi lo elimino: dietro ci sono tanti elementi che vanno considerati, dall’educazione sessuale all’educazione “alla coppia”, in cui, forse, c’è bisogno di investire ancora tanto nel nostro Paese.
Anche la stessa sessualità, ridotta a “genitalità”, commercializzata in mille modi, spesso passando per prostituzione o costumi irresponsabili, praticata come bisogno primario disgiunto dalla “relazione umana”, è la base da cui derivano incidenti di percorso di vario tipo, pure gli aborti, ma anche tante “maternità malate”.

Forse dovremmo puntare ad una “rieducazione” di tutti noi. Vediamo tutto come un bisogno o un problema, mentre invece le persone vanno accompagnate a funzionare da adulti.

Come vedi, mi sono perso……….

Ugo Albano

( digilander.libero.it/ugo.albano )

Re: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 22/05/2013 15:26 #2015

  • paolo
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Caro Ugo, ringrazio anche te per essere intervenuto, è segno di sensibilità e attenzione e nella nostra professione ringraziando il cielo queste virtù abbondano.

la questione dell'aborto divide? è vero, ma è più corretto dire che è la legge 194 che ha spaccato la società italiana su una questione non da poco: è lecito uccidere una vita umana innocente che cresce in seno alla madre?

l'aborto clandestino c'è sempre stato e sempre ci sarà. L’aborto legalizzato, finanziato e organizzato dallo stato è un fatto invece del tutto nuovo per la storia umana, per dirla con Luigi Lombardi Vallari: “se la pratica dell’aborto è da tempo diffusa, l’abortismo come teoria, come ideologia, sembra essere un fatto circoscritto alla civiltà occidentale moderna”. questa novità storica assoluta divide ed è inevitabile che continuerà a dividere.


un'altra domanda interessante è: la 194 può dividere anche la nostra professione oltre che la società?

Io credo che la nostra professione per sua natura e "DNA" sia sempre a favore della vita e questo è un fatto che può essere unanimamente riconosciuto e che la mette un pò più al riparo rispetto ad altre professioni (vedi giuristi, psicologi) dai pericoli di assimilare l'ideologia abortista. Però come sappiamo tutti e come ricordava proprio ieri il Prof Fava in un convegno sull'etica professionale tenutosi a Palermo: l'assistente sociale vive nel mondo e non è spettatore dei problemi sociali, dei pensieri sociali dominanti, delle ideologie ecc: riguardano anche lui.
Secondo me segni di uno sviamento dalla deontologia e dall'etica sul tema della tutela della vita se ne vedono anche nella nostra professione (e nell'articolo faccio qualche esempio concreto)e non credo affatto che il trend sia in diminuzione.
daltro canto dobbiamo essere onosti: se ci guardiamo attorno, a molti di noi sarà capitato di osservare dei comportamenti professionali non tutelanti della vita umana. insomma non credo che io sia l'unico ad aver sentito una collega consigliare (ovviamente fra le righe) una donna di andare ad abortire??!! o un altro collega dire con una naturalezza disarmante "qualla ragazza....che dovevamo fare?? non vedi che vita sfasciata, l'abbiamo fatta abortire"
ripeto: siamo onesti


Tu dici "La verità è relativa nelle tematiche eticamente sensibili".
io non sono affatto daccordo su te su questo tema: il diritto alla vita, il dire che non si può uccidere un innocente non è e non può essere una verità per alcuni e per altri no,
e dato che sei Cristiano conosci i termini in cui è stata denunciata questa "dittatura del relativismo".
Poi da assistente socile dico (anche per rassicurare Chiara ) senz'altro rispetto la decisione di una madre che vuole abortire, ma io devo però aver fatto il mio santo dovero (imposto tra l'altro per legge e deontologia) di adoperarmi affinchè ci siano le condizioni perchè quella vita nasca.

su quest'ultima questione credo che ci sia utile citare Norberto Bobbio, docente universitario, filosofo senatore a vita, non credente, soprannominato il “papa laico” affermava il quale affermava: “Ci sono tre diritti: Il primo quello del concepito è fondamentale. Gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e per me questo è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l’aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all’aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto solo lasciandolo nascere.”

infine Ugo tu introduci l'interessante questione dell'eutanasia, ho letto il tuo testamento biologico però visto che il tempo mi fa da padrone, ti risponderò con calma al più presto.

un caro saluto Paolo Gandolfo

Re: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 23/05/2013 07:09 #2016

  • ugo.albano
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Dici bene, Paolo: noi assistenti siamo per la vita, in tutte le sue fasi e contraddizioni.

Forse dovremmo dircelo più spesso e praticarlo ancora più spesso.

Non è la L.194 che divide. Sono le ideologie che dividono, qualsiasi esse siano. Inoltre siamo in una società fluida, in cui non c'è neanche più dibattito, semplicemente ognuno fa quel che vuole.

Concordo sull'evitare il relativismo etico. Occorre però dichiarare i propri punti di vista e pure ascoltare gli altri. L'obiettivo non è "imporre il mio valore", semmai "far valere il mio valore" oppure, meglio ancora, tramite il dialogo ricercare una strada comune.

Richiamo l'esempio del musulmano-kamikaze che si fa saltare in nome di Allah: a modo suo lui è fedele al Corano, quel che fa lo fa per fede, anzi accetta di essere martire per andare in paradiso. Dov'è il problema? Risiede lì, nel non voler condividere la propria scelta con altri fedeli, i quali, probabilmente, sempre per fede, gli farebbero vedere la realtà con occhi diversi. Noi cristiani siamo chiamati al dialogo sempre, restando noi stessi, ma cercando di capire la verità altrui. Ciò perchè Dio parla non solo attraverso di noi, ma pure attraverso gli altri.

Tanto per cominciare, far valere un'appartenenza cristiana nella nostra professione è già buona cosa. Io non vedo alcun dibattito tra di noi su ciò, ed è un peccato, perchè tra servizio sociale e cristianesimo ci sono sinergie profonde.

Dovremmo poi "volare alto". Un'entratura sul solo aborto non è indicata. Forse un'entratura sulla famiglia e sulla maternità/paternità responsabile lo è meglio. E' una questione di strategia: l'obiettivo non dev'essere quello di dividere, ma di unire.

Anche sul piano teologico: se il concepimento e la nascita sono atti d'amore di due persone secondo la volontà di Dio, l'aborto neanche esisterebbe. Allora di che stiamo parlando? Io invece di fare la battaglia sull'aborto farei una "santa" battaglia sulla consapevolezza di due che vogliono essere coppia. Non basta l'atto genitale per essere genitori, ci vuole tutto un percorso formativo all'ascolto. Chi ti scrive consiglia ai giovani spesso l'astinenza sessuale prima di una vera e profonda conoscenza.

Che ne pensate?

Ugo Albano

( digilander.libero.it/ugo.albano )

Re: roma - marcia per la vita 2014 - assistenti sociali per la vita - cosa ne pensi? 31/05/2013 13:18 #2023

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Caro Ugo, rieccoci.

mentre attendiamo di accogliere le opinioni e i pareri su questo argomento si stava accennando all'eutanasia.

Io sono contrario sia come cittadino che come credente:

1) come cittadino: in quanto ognuno di noi ha già il potere e la facoltà di disporre della propria vita, quindi anche di suicidarsi. Allora quale è la ragione di dover far intervenire lo stato su questa questione? non sono d'accordo sul far diventare il suicidio (o eutanasia) come un diritto positico che deve essere organizzato, finanziato e assistito dallo stato e per il quale il cittadino può pretendere che lo stato si attivi per farlo morire in determinate condizioni (e i limiti etici abbiamo visto con la 194 cadono in fretta). Sarei diversamente pronto a fare battaglie per chi vuole vivere o vivere meglio e con dignità e lo stato glielo impedisce

2) come credente cattolico. la questione è ancor più semplice: Dio da la vita e Lui decide quando chiamarmi a se. io mi affido alla sua volonta senza se e senza ma.
Per quanto riguarda l'accanimento terapeutico il problema non esiste in quanto la fede cattolica è contraria all'accanimento terapeutico (che non è dare da mangiare e bere con un sondino all'ammalato) mentre incoraggia le cure del dolore.

Per quanto riguarda il tuo testamento biologico, mi permetto visto che tu me lo hai segnalato, io dico semplicemente che non esiste un'eutanasia cattolica o Cristiana. Il concetto di togliersi la vità è proprio all'opposto della fede cattolica. Ripeto non parliamo di accanimento terapeutico. Siamo chiari il farsi morire di fame e sete (vedi caso Eluana Englaro) è a tutti gli effetti un omicidio-suicidio.

le conseguenze morali contro il comandamento "non uccidere" il credente le conosce bene e sa in quali pericoli mette la propria anima lasciando la terrà in queste decisioni senza confessione e pentimento.

ancora saluti Paolo Gandolfo
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