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Benvenuto,
Ospite
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vorrei porre un quesito piuttosto delicato e al momento ipotetico: se si viene a conoscenza che una collega ha copiato parti di una tua relazione di servizio, oltre ad arrabbiarsi, quali azioni si potrebbero intraprendere?
Grazie a chi vorrà rispondermi |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi
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Ciao!
E' un quesito interessante, al quale, però io non so dare risposta (forse l'inesperienza qui gioca a sfavore), ma spero che qualcuno ti dia qualche suggerimento. C'è sempre da imparare e da stupirsi, a questo punto. Chiara |
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meno male che è un'ipotesi..ma neppure troppo ipotetica purtroppo..
Credo che, quando capita, si puo' cercare di capire: 1 che relazione è, di cosa si tratta nei contenuti: su una vicenda e casistica, o per una segnalazione ad altri ecc. Credo(so)che per ognuna di queste diverse relazioni "di servizio" si potrebbero aprire chiarimenti diversi, comunque sempre a partire da quel che è successo e dalle risonanze o influenze che la copiatura/plagio provoca..Diverso è infatti se un collega copia una "bella"frase o una conclusione di relazione ben costruita o se il caposervizio si appropria di una "nostra"ricerca.. 2 io credo che si debba sempre avviare una riflessione e un confronto con chi si è messo all'opera su documenti o testi prodotti(e faticosamente) da noi..ma come ben sapete (persino i nuovi colleghi come Chiara) queste cose accadono..e vanno viste nel loro contesto 3 è sempre difficile e spiacevole scoprire questo genere di cose..che hanno pure riflessi deontologici e ancor piu' etico/professionale..ma non conosco(ancora) segnalazioni agli Ordini su questo..ma forse altri ne sanno piu' di me.. 4 mi è capitato, purtroppo e spesso, che altri prendessero da scritti miei: si vede che piacevano..e il web su questo facilita anche troppo.. Se documenti di altri vengono scoperti ed utilizzati, vanno SEMPRE citate le fonti..ma questo mi pare cosi' ovvio..anche se poi ciao a tutti da ombretta |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi
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Nel servizio sociale non esiste il copyright! Non è che "quella frase è mia". Anzi, su di una relazione bisogna stare attenti ai contenuti, perchè questi hanno una valenza giuridica. In tal senso affermare un dato o un fatto, significa dimostrarlo, oppure se riferito da altra fonte, questa va citata.
Nel campo dell'editoria, invece, c'è il copyright, se si cita qualcosa di qualcuno, occorre poi dire la fonte, è la regola. Maè un campo mobile, le fonti sono documenti scritti generalmente, il web è mobile di per sè, oggi c'è e domani non c'è. Saluti. Ugo Albano |
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Grazie a tutti per le risposte, ed Ombretta sempre preziosa.
Purtroppo non solo il web facilita la copiatura, ma anche l'Università. Ho saputo qui e là che anche le relazioni di tirocinio (per fare un esempio) vengono passate per essere copiate e neanche viene interpellato l'autore, sebbene sia "solo" una relazione di tirocinio... In ogni caso, il copiare non è mai cosa furba, mettiamoci del nostro sempre. Belle riflessioni. Chiara |
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Gent.me, intanto Vi ringrazio per le risposte.
forse non sono stata molto chiara e dettagliata nello spiegare , ma la cosa mi ha lasciato a dir poco strabiliata. Comunque restiamo sempre sul piano delle ipotesi riferendoci alle seguenti caratteristiche: - relazione sull'andamento dei servizi le cui funzioni di monitoraggio e verifica ti sono state affidate attraverso un incarico di coordinamento. -relazione inviata al tuo superiore gerarchico e per conoscenza anche ad altre colleghe che svolgono le medesime funzioni ma in altra sede - "copiatura" di intere frasi da te scritte da parte di una ipotetica collega che svolge le tue stesse funzioni in altra sede Come si chiama tutto ciò? C'è una qualche forma di tutela o tutto è concesso senza nessuna conseguenza? E' corretto segnalare l'accaduto al diretto Responsabile, sempre che non se ne sia accorto da solo ma abbia lasciato perdere e in che forma? L'ordine ha un qualche ruolo in situazioni di questo tipo? Vi ringrazio anticipatamente |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi
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Una situazione intricata e seccante, almeno a parer mio!
Essendo, come già detto, poco esperta su questo fronte, faccio una cosa (sopratutto per stimolare la riflessione e vedere se a qualcuno è capitata questa spiacevole situazione) linko questa discussione su facebook nel gruppo di ASit e vediamo se qualcosa si muove. Grazie ancora. |
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Secondo me c'è poco da fare salvo prendere accorgimenti per il futuro, posso condividere la mia esperienza: avevo dovuto creare delle slide per un percorso di formazione rientrante tra le attività del servizio di uno dei tre distretti afferenti alla stessa azienda. Puntualmente quando la formazione è ruotata su un distretto diverso la collega del distretto in questione (per interposta persona ) mi ha fatto richiedere il materiale da me prodotto (nei numerosi sabati e domeniche precedenti)morale della favola ho chiesto al mio direttore di trasmetterlo ma specificando che fosse opera intellettuale di mia proprietà il cui uso esterno rispetto alle finalità della richiesta (il corso di formazione interno all'ente) era vietato. In questo caso però la preoccupazione non era mettere a disposizione del servizio, della collega che aveva meno esperienza o delle persone un lavoro ma evitare che qualcuno potesse appropriarsene esportandolo ed usandolo per altre attività formative esterne.
Infine non mi sento di incoraggiarti ad intraprendere chissà quali azioni...alla fine sai quante ne capitano ...piuttosto sicuramente è dimostrabile quanto hai rilevato anche dalle diverse date di trasmissione delle relazioni, magari parlane con il tuo superiore gerarchico per il futuro e se ce la fai anche con la collega, magari la prossima relazione la fa lei e vi mettete in pari |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi
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Secondo me non c'è niente da fare. Anzi, bisogna accettare che è pure normale: non si possono accampare diritti di proprietà su frasi, concetti o altro.
Pensa che a me hanno rubato lezioni intere e testi. Pure le lezioni: stessi programmi e contenuti, neanche la buona educazione di usare altre parole. Per non parlare di concetti-base sviluppati in libri. Per paradosso sono contento: vuol dire che certi contenuti sono piaciuti e li hanno fatti "propri". Ma va bene così, la cultura non vuole limiti o diritti di prelazione. Poi, va beh, c'è stile e stile pure a rubare: il buon ladro, se ruba, non si fa scoprire. Insomma, si copia l'idea, magari da questo parte uno spunto, chi procede col "copia ed incolla" è pure fesso e pigro. Insomma: si possono rubare le parole, ma poi il concetto retrostante (un progetto d'intervento, una valutazione o lo sviluppo di una teoria) è fatto proprio da chi firma. Ripeto: non esiste in copyright, pure far presente l'azione al superiore diventa patetico. Ugo Albano, nel farsi copiare, si divertirebbe pure: magari immettendo nel testo errori di grammatica o forme astruse o maccheroniche sarei curioso di vedere se il pollo copia senza neanche rileggere... Ragazzi, non fatevi questi problemi, credetemi. I veri problemi sono altri. Anzi: siate generosi col sapere, perchè esso appartiene a tutti. E se vi copiano, vuol dire che siete bravi! Ugo Albano |
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