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Gli assistenti sociali si trovano spesso a misurarsi in contesti dove le cosiddette discipline professionali non hanno tutte le risposte per un agire riflessivo. In questi casi occorre preparare il campo alla comprensione. La ricerca sociale, lì dove questa si attua, può non essere solo l’osservazione asettica del sociologo che studia i fenomeni, e soprattutto non è uno strumento esclusivo di indagine e azione: è anche lavoro sociale, lavoro di comunità.
Enrico Capo continua il lavoro avviato con “L’altra faccia della luna: Operatori Sociali e ricerca. Per una professionalizzazione della Ricerca Sociale” mettendo in pratica (ma di fatto anticipando) la metodologia lì illustrata: il ricercatore non è sempre un soggetto terzo nel senso scientifico del termine, per andare al cuore della comprensione occorre immergersi e leggere la realtà con una attenzione che appartiene più all’antropologia che alla sociologia e non a caso il libro è condito con una serie di racconti che apparentemente poco aggiungono all’analisi della situazione, ma che collocano l'operatore dentro il processo di cambiamento. |
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Ultima modifica: 10/02/2014 10:11 Da maurizio.
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