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si stanno "avvicinando" le prime elezioni negli ordini regionali... anzi in alcune regioni già si conoscono i nomi dei candidati, i programmi ed i cv...
si ritrovano anche, da parte di alcuni CROAS, delle risposte concrete anche a quanto espresso da ASit nella lettera aperta scritta a maggio. Quali sono le caratteristiche che vorremmo avessero i nuovi consigli degli ordini degli assistenti sociali? E quindi: quali qualità, attenzioni, impegni e stile riteniamo importante ritrovare nei nuovi consiglieri, che si troveranno a "governare" la nostra professione nei prossimi anni? Scrivendoli qui potremmo provare a tracciare alcuni tratti, per vedere se è possibile (?) indicare una sorta di identikit del consigliere "perfetto" che ne dite? vittorio zanon |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi, alextrav
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- Deve avere il coraggio di sbagliare e nel caso di ammettere i propri errori senza retorica ma con spirito critico e costruttivo
Io partirei con questo.. che è secondo me deve essere il manifesto di colui che vuole "rappresentare" qualcun altro... VS l'autoreferenzialità... poi rilancio una domanda: il consigliere dell'ordine assomiglia di più ad un politico o ad un dirigente ...? Luigi |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi
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e se, per caso, fosse un/una assistente sociale "abbastanza adeguato"? capace di ascoltare gli altri (i colleghi e la comunità..), attento/a alla comunicazione ma senza eccedere nel marketing di sè stesso(quindi ambizioso/a ma non esageriamo..), capace di lavorare in gruppo..e disposto/a a pensare in prospettiva e per tutti noi?
Mi piacerebbe, anche, sapere che storia professionale ha: non i titoli e le benemerenze, ma il lavoro quotidiano e dove lo fa, con chi..e perchè si candida! mi piacerebbe anche che ci fossero, nei consigli da costituire, persone di varie età professionale, e una grande attenzione (istituzionale/ordinistica)alla nuova generazione..precari ma per quanto? come progettare con loro l'inserimento nel mondo del lavoro? vorrei, e non me ne vogliano i candidati, che la ricchezza di idee e la forza di realizzarle diventassero il progetto loro ma per noi! Insomma, se non ora, quando?? |
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Per me dev'essere una / un assistente sociale in grado di comunicare, di restare su un piano di realtà concreto, non avere mire di "conquista del mondo", ma neanche l'arrendevolezza del "lo faccio tanto non mi costa niente provare".
Che sia in grado di lavorare in gruppo, pensando che quel gruppo non sono le tot teste che fanno parte del Consiglio, ma tutta la comunità professionale dai più giovani ai più esperti e che abbia davvero voglia di fare perchè realmente ci crede. Le coccarde si prendono altrove, i punti si segnano sui campi da gioco. C'è molto da fare, il lavoro da portare avanti è davvero tanto, da lì dovrebbe partire e proseguire per tutti gli assistenti sociali. Chiara |
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Ringraziano per il messaggio: alextrav
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Penso ai miei trascorsi e ai tanti "identikit molto imperfetti" osservati. Mi tocca fare l'operazione contraria per l'identikit "perfetto":
1) che sia un assistente sociale che lavora come tale; 2) che sappia lavorare in gruppo e non da "prima donna"; 3) che non sia pensionata o lontana anni-luce dalla professione (tipo dirigente, funzionario, docente o libera artista di vita...); 4) che "comunichi" con i colleghi. La critica da parte della professione è proprio quella che gli Ordini "non rispondono"; 5) che sappia leggere la realtà, non cristallizzandosi su di un welfare di trent'anni fa che non c'è più (e che non c'è mai stato); 6) che abbia il coraggio di una presa di posizione "politica" (la neutralità di questi anni ci ha escluso dal potere); 7) che provenga ANCHE dal mercato e non solo dagli Enti Pubblici (gli Ordini, a mio avviso, ripetono i "vizi" degli enti pubblici e dei pubblici dipendenti; 9) che sappia considerare la base non come un "fastidio", bensì come una "risorsa", ma utilizzare, favorire, pagare (amo pensare ad un Ordine con incarichi aggiuntivi ai colleghi e non ad "altri",....almeno ad imitazione degli altri Ordini. Mi fermo qua. Come sapete, io parteggio per i giovani e per un ricambio di facce, quindi immettiamo una sacrosanta turnazione. Ugo Albano ( digilander.libero.it/ugo.albano ) |
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7) che provenga ANCHE dal mercato e non solo dagli Enti Pubblici (gli Ordini, a mio avviso, ripetono i "vizi" degli enti pubblici e dei pubblici dipendenti; 9) che sappia considerare la base non come un "fastidio", bensì come una "risorsa", ma utilizzare, favorire, pagare (amo pensare ad un Ordine con incarichi aggiuntivi ai colleghi e non ad "altri",....almeno ad imitazione degli altri Ordini. quoto e quoto, specialmente il punto 7, che a mio modesto parere non è sufficientemente considerato |
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Ringrazio per gli spunti espressi.
Può rispondere ad un topic come questo pure un consigliere? Lo faccio... Il Consigliere perfetto? E' come Babbo Natale: in relatà non esiste. Basterebbe adeguato, permettetemi la battuta. Innanzitutto se è vero che l’Ordine è composto da tot persone, è però basilare il concetto che queste persone hanno il dovere di rappresentare tutti. Questo lo dico come premessa, a me stesso in primis. Le peculiarità... mah... Io sono un fan della contaminazione (fan vero, mica a parole), quindi a maggior ragione non saprei stilare un elenco di caratteristiche, perché la mia aspirazione sarebbe coprire il piatto delle caratteristiche positive. Vari gradi di esperienza ed anzianità, estrazioni lavorative varie (possibilmente con un minimo di proporzionalità tra ambiti di impiego ed eletti): serviamo tutti a patto che si faccia gruppo, squadra, che si mettano da parti fini personali, e questo vale per tutti, chi è dentro, chi è fuori, chi c'è stato, chi vuol esserci e così via. Serviamo tutti, e serve che si sappia lavorare insieme. Ecco, la prima qualità di un consigliere è, per me, il saper lavorare assieme. In generale vorrei che sempre più ci fosse coesione all’interno della professione, che partendo da posizioni differenti si potessero trovare quadrature del cerchio condivise, che si lavori assieme per raggiungere risultati e che non si rimettano in discussione risultati raggiunti come se giungere ad un traguardo fosse quasi un problema. Il Consigliere perfetto, per me, deve parlare con la voce del suo organismo (CNOAS o CROAS che sia) e lavorare per ottenere risultati chiari e precisi: che poi sui risultati compaia il suo nome è un fattore secondario ed irrilevante, ed io personalmente preferisco che nemmeno compaia (sarà che da piccolo, dopo il calciatore of course, la professione che volevo maggiormente fare era il ghostwriter…). Deve leggere gli spazi in cui professionisti si interrogano: i maggiori siti di riferimento (dovrò citarlo asit, dato che sto scrivendo qua?), specialmente i forum (risorsa sbiadita all'epoca di facebook, se ne discuteva in un topic del vecchio sito qualche tempo fa), ma anche blog di giovani colleghi capaci, perché certe volte trovi più spunti da pensieri sociali di una neolaureata piuttosto che da pistolotti scritti da pluridecorati talvolta autoreferenziali e verbosi ma in fondo non così ricchi di contenuti. Rispetto a facebook controllo spesso, ma lì è importante anche discernere il grano dal loglio. Ritengo facebook il contrario di un forum, uno strumento egoistico piuttosto che comunitario. Col sistema dei gruppi, però, rispetto alla sua genesi facebook è riuscito a creare un contesto più aperto e forum-style, con l'effetto però di andare ad inaridire i forum stessi, che avevano un altro modo ed una altra efficacia di evidenziare contenuti (penso che questo topic sia esemplificativo di quel che intendo). In sostanza ritengo facebook (purtroppo) uno strumento rilevante che offre spunti importanti ma solo alcune volte ti permette di analizzare gli argomenti in maniera esaustiva. Un consigliere deve saper prendere, rendendo merito, e dove vede che ci sono spunti su cui lavora da tempo e che stanno portando a frutti, se poi gli viene detto che è merito di chi ha lanciato uno stimolo quando il risultato stava già arrivando in porto deve fare spallucce. Deve saper scrivere e saper cestinare quanto scritto, se non è il caso. Non deve essere troppo orgoglioso (nel senso "che se la lega al dito") ma avere dentro di sé un grande equilibrio ed autostima, anche a costo di sembrare non averla, l’autostima (sembra un paradosso, non lo è). La mia insegnante di metodi e tecniche una mattina mi fulminò: disse che per un assistente sociale, dopo tutti i sacrosanti concetti di empatia, impegno sul lavoro ecc., c’era un’altra cosa fondamentale. Andammo avanti mezz’ora a tirare ad indovinare quale fosse questa caratteristica. Ci prese per sfinimento. E poi ci disse, e ce lo disse anche un po’ in perugino: “n’se l’ha da pja”, non se la deve prendere. Una epifania piuttosto deludente, al momento, ma col tempo ho capito che quella frase, fatto salvo impegno ed empatia, era alla base per poter far bene il nostro lavoro. Ecco, dato che se fai 50 cose, per mille ragioni (interlocutori che vengono a mancare, spazi temporali esigui, ecc.) almeno altrettante non ne avrai fatte (quando apri una porta è anche perché rinunci ad aprirne altre, è la vita) devi sapere che non mancherà qualcuno che ti rinfaccerà qualcosa. Lo dovrai ascoltare, dovrai riconoscere i tuoi eventuali errori e se avrai acclarato, con onestà intellettuale, che hai fatto il massimo, spiegherai la tua posizione, altrimenti si ammetterà l'errore, perché è giusto così. Ah, serve onestà intellettuale. Serve sempre, ma non per riempirsi la bocca. Bisogna esercitarla davvero. Serve essere raggiungibili, favorire le comunicazioni. La domanda verteva su quale fosse l’identikit del consigliere perfetto, ma mi sembra di scrivere quali sono le qualità che, a mio avviso, deve avere un assistente sociale, e forse non è un caso. Nella mia visione- e sottolineo nella mia visione, perché questo è, tra gli altri, forse il concetto maggiormente opinabile e da esperienza è possibile che la maggioranza non sia molto d'accordo- il consigliere non deve creare vincoli quasi esclusivi con microgruppi di riferimento, intrecci e alleanze su vari livelli, dato che spesso questa modalità non viene posta al servizio di tutti, ma di una parte e concorre a creare frammentazione, fattore letale per una professione che poco unita lo è stata spesso, ed anche di conseguenza ha avuto le difficoltà che conosciamo (a mio avviso per creare spaccature, correnti e minilobby dobbiamo quantomeno essere in grado di permettercele, e non ce le saremmo mai potute permettere, ieri come oggi): l'azione di lobby (in senso positivo) funziona se si è uniti nell'esercitarla. Ricapitolo per chi non ha avuto voglia di leggere tutto (e lo capisco anche): serve sapere cosa è, oggi, la professione, saper lavorare cogli altri (specie nella diversità), spirito di sacrificio, continuo aggiornamento, onestà intellettuale, pazienza (se sei permaloso è meglio che fai altro), aspettative adeguate, entusiasmo quanto basta: non poco perché il ruolo è impegnativo e devi prenderlo con la dovuta energia, non troppo perché quando arrivano le difficoltà ti viene una crisi di rigetto. Il resto mancia. L'Ordine siamo noi: direbbe DeGregori: nessuno si senta escluso. Spero in tante candidature specie da parte di chi popola spazi importanti per la professione ed una ampia partecipazione al voto. Saluti. Federico Basigli |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi, ShC71
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Professionista attivo, creativo, propositivo, catalizzatore di energie e risorse positive per lo sviluppo della professione.(Mentre scrivo sto pensando a una persona..). Che sappia lavorare per, con, nella COMUNITA' PROFESSIONALE attualmente poco unita, confusa e sfilacciata. Dotato di senso di realtà (parlo di lavoro quotidiano VERO dell'A.S.), di capacit6à di ascolto attivo e di mediazione, che sappia spronare la produzione di elaborazioni e riflessioni (un nostro probelma è che facciamo facciamo ma su analisi, valutazioni, decisioni prese da altri ,inoltre non divulghiamo e rendiamo VISIBILE risultati, esiti). Che sia di forte rigore deontologico ma anche contaminato da altri saperi e che non abbia paura di contaminarli. Che sappia interfacciarsi con politica e istituzioni con autorevolezza e che abbia il coraggio di fornire indicazioni per indirizzare la formazione universitaria alla VERA professione, così anche la formazione continua. Chiedo troppo..lo so.
Gabry |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi, ShC71
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1) Un consigliere perfetto dovrebbe comportarsi con eguagliata e imparzialità. Tutti i colleghi hanno valore: quelli con più anni di servizio e quelli che non ne hanno neanche uno. Non parlo di esperienze perché le esperienze sono anche quelle di vita e non soltanto di studio e di lavoro.
2) Un consigliere perfetto (che prima di tutto dovrebbe essere un AS corretto) dovrebbe possedere il dono della "segretezza" e della "riservatezza". Non puoi andare in giro a raccontare cosa si decide, a tuo parere, di sbagliato in un Consiglio. Non aiuta e crea solo insofferenze. Dovrebbe per tale ragione: 3) Avere il "coraggio" di portare avanti le proprie idee guadando l'interesse di tutti i colleghi. Questo non coincide con l'idea di fare gruppo. Purtroppo però dobbiamo riconoscere che non tutte le unioni creano forze positive e, talvolta, certe forze sono semplicemente abusi di potere. 4) Dovrebbe semplicemente ricordarsi di essere un Assistente Sociale e rispettare gli aspetti etici e deontologici della nostra meravigliosa professione. Vi saluto con una frase di Antoine De Saint Exupéry "Se vuoi costruire una nave non radunare uomini per raccogliere il legno e distribuire compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito”. Ecco un consigliere perfetto dovrebbe avere la capacità di rivedere la nostra professione come un mare "ampio e infinito". Alessia Traversa |
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Ringraziano per il messaggio: Chiara Biraghi, mirkoduepuntozero
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sono perfettamente d'accordo sul ricambio generazionale e sulla capacità di lavorare in gruppo alla pari accettando il confronto senza salire in cattedra!
Ritengo anche che il candidato (possibile consigliere) debba lavorare sul piano di realtà a qualsiasi livello per toccare con mano i vari problemi dei colleghi che lavorano sul campo. Per questo motivo mi candido per l'Ordine del Veneto, ho intenzione di portare avanti la questione sicurezza dell'assistente sociale sul posto di lavoro con l'obiettivo (ambizioso) di mettere una pietra per la costruzione di un impianto che tuteli il professionista assistente sociale riconoscendone il rischio professionale. Ho lavorato sia per il privato (coop. sociale, all'inizio della carriera) e per il pubblico. Attualmente mi occupo di tutela minorile dove le minacce da parte dell'utenza sono frequenti... la più recente l'ho avuta qualche giorno fa (l'avvocato di una mamma di un bambino che seguo mi ha detto che la sua cliente le ha scritto un messaggio: "ammazzo l'assistente sociale", si tratta di una paziente psichiatrica a cui piacciono molto i coltelli...). Scusate lo sfogo...ciò che voglio portare avanti, come candidato, non è una questione privata (minacce e aggressioni sono accadute anche ad altri colleghi..) ma cercare di sostenere un diritto sacrosanto di qualsiasi professionista quali noi siamo: il riconoscimento del diritto e la garanzia di svolgere il ns lavoro in sicurezza (fisica e psicologica). |
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Io allargherei l' identikit dal consigliere perfetto al "consiglio perfetto" ovvero una una squadra di colleghi...che hanno voglia di crescere come squadra a servizio della collevvitià e comunità professionale
provenienti dalle realtà più diverse in giusta proporzione tra pubblico asl, enti locali, privato sociale, precari, dipendenti, liberi professionisti, disoccupati. Un 90 % di ottima preparazione e capacità di aggiornarsi di continuo ( per andare a colmare quel 10 %) dove lavorino tutti e non solo i piu' "esperti" . Competenze trasversali, capacità di lavorare in gruppo e sotto gruppi, programmando e facendo rete con altri ordini regionali, il nazionale, con il territorio sia colleghi servizi che cittadini associazioni, università, enti di formazione, e anche con realtà di colleghi e servizi non solo in italia ma anche in europa... |
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Ringraziano per il messaggio: alextrav
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Non sono mai stata consigliere, ma sono stata spesso delusa da chi dovrebbe rappresentarmi.
Basby, concordo sul fatto che sia necessario 'saper lavorare insieme' anche se per me questo significa lavorare insieme ai professionisti che sono là fuori ad affrontare la i problemi reali delle persone, dei colleghi, dei servizi, delle organizzazioni. Ecco per me il consigliere adeguato, non perfetto, è quello che sa comunicare con l'esterno, che è conscio che esiste perchè l'esterno esiste. Se non ci fossero gli iscritti non ci sarebbe un Ordine. Un consigliere che sappia far comunicare le diverse facce di questa professione (i dipendenti, i liberi professionisti, i collaboratori, quelli che lavorano con le famiglie e quelli che lavorano con gli anziani, etc...). Un consigliere che sappia far circolare le comunicazioni, che sappia creare senso di appartenenza verso una professione non verso un'istituzione come l'Ordine. Io sono una delusa dall'Ordine che cerca di tramutare questa delusione in forma propositiva però mi chiedo: un consigliere che sappia mettersi in discussione, che sappia accogliere le critiche corstruttive, idee differenti dalla propria e che non si trinceri dietro giustificazioni quando il messaggio dalla maggioranza degli iscritti è 'l'Ordine è lontano sia dalla professione che dai professionisti'. Ecco un consigliere che non faccia orecchie da mercante, che sappia stare nel conflitto, trovarne lo stimolo generativo e sappia portare idee anche controcorrente all'interno dell'Ordine. Che non abbia timore di rompere l'ordine precostituito, lo status quo. Questo per me è essere assistenti sociali, quindi un consigliere semplicemente dovrebbe essere un assistente sociale che sa incarnare il senso di questa professione. |
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Ringraziano per il messaggio: alextrav
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Non credo possa esistere un consigliere perfetto, credo piuttosto che invece possa esistere un consigliere che sappia al meglio esercitare il ruolo e le funzioni, nonchè i compiti che in un gioco di squadra gli verranno assegnati. E' il consiglio nella sua collegialità che dovrà esprimere al meglio le potenzialità dei singoli consiglieri.
Data questa mia premessa è quindi importante che ciascun consigliere sappia ascoltare l'altro, non si dimentichi che prima di essere stato eletto era uno dei tanti a vivere le problematiche della professione e quindi sia coerente, pensando che l'agire suo e della squadra tutta dovrà essere in funzione di tutti i colleghi che rappresenterà. E' questo che vuole, credo l'assistente sociale iscritto all'ordine e cioè che il consigliere che andrà a votare sia colui il quale dovrà al meglio rappresentarlo. Per fare questo, la capacità e qualità prima che deve avere (e ce l'ha potenzialmente in quanto assistente sociale) è la capacità di ascolto...ascoltare i colleghi della base, i colleghi del consiglio. Ascoltare per promuovere e ciò che promuoverà deve avere gambe, inutile mettere in piedi proposte o progetti irrealizzabili. L'obiettivo primo del consigliere è quello di contribuire a far crescere la categoria, a lottare se c'è bisogno per portare avanti un obiettivo in cui egli crede perchè è lo stesso obiettivo degli assistenti sociali che l'hanno votato. Oltre alla capacità di ascolto e alla coerenza, il buon consigliere deve anche essere minimamente razionale, ovverossia, comprendere l'esatto rapporto costi-benefici...investire tanto in ciò che non abbiamo o abbiamo poco (immagine, tutela, sicurezza, occupazionalità...)e investire meno in autoreferenzialità. I soldi degli iscritti devono servire oltre che per far bella la sede di lavoro del croas, anche per aiutare i colleghi che non riescono a trovare lavoro...costituire una sorta di cassa di emergenza...il consigliere deve far di tutto per far star bene la maggior parte dei colleghi della regione e per questo deve lottare... Grazie per l'attenzione. Antonio Bellicoso |
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e forse qualcuno potrà sostenere che il consigliere debba adempiere al suo incarico con impegno costante, correttezza, imparzialità e nell’interesse della comunità professionale e auspicare che sia parte attiva nelle politiche dei servizi...
e magari persino pretendere che debba rendere conto agli altri iscritti all'ordine dell’operato del suo mandato... vittorio zanon |
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Ultima modifica: 02/07/2013 17:11 Da vittorio zanon.
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Sottolineo un passaggio (assai saggio, direi) di Furio: non esiste il "consigliere perfetto", esiste il "consiglio perfetto".
Il problema non sono i singoli professionisti, è semmai la "difficoltà a fare gruppo". Come alcuni di voi sanno, io sono stato eletto più volte all'Ordine, sono stato in segreteria nazionale al SUNAS, e devo dire che la costante è proprio questa: non sappiamo fare gruppo. Di conseguenza (parlo delle mie esperienze, logicamente) più che "fare", alla fine le energie si spendono nel governare gli "equilibri", con la normale conseguenza dell'immobilismo. Io credo che la nostra professione non abbia (più) bisogno di "prime donne". E' giunto il tempo che le diversità esistenti nella professione (e ce ne sono, a cominciare dal variegatissimo livello formativo) vengano ricondotte ad una collaboratività finalizzata ad un "servizio agli iscritti", in cui coinvolgerli nel dafarsi. Si tratta di una necessità di passare da un paradigma di "potere" ad uno di "servizio": agli altri, non solo a sè. Ciò richiede competenza, ma pure apertura mentale: tutte cose che, ripeto, fanno auspicare l'ingresso di gente nuova. Ognuno poi ha i suoi vizi: io ho quello (un pò rivoluzionario...) di avere fiducia nei giovani colleghi... |
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Sottolineo un passaggio (assai saggio, direi) di Furio: non esiste il "consigliere perfetto", esiste il "consiglio perfetto".
Il problema non sono i singoli professionisti, è semmai la "difficoltà a fare gruppo". Come alcuni di voi sanno, io sono stato eletto più volte all'Ordine, sono stato in segreteria nazionale al SUNAS, e devo dire che la costante è proprio questa: non sappiamo fare gruppo. Di conseguenza (parlo delle mie esperienze, logicamente) più che "fare", alla fine le energie si spendono nel governare gli "equilibri", con la normale conseguenza dell'immobilismo. Io credo che la nostra professione non abbia (più) bisogno di "prime donne". E' giunto il tempo che le diversità esistenti nella professione (e ce ne sono, a cominciare dal variegatissimo livello formativo) vengano ricondotte ad una collaboratività finalizzata ad un "servizio agli iscritti", in cui coinvolgerli nel dafarsi. Ugo Albano Si tratta di una necessità di passare da un paradigma di "potere" ad uno di "servizio": agli altri, non solo a sè. Ciò richiede competenza, ma pure apertura mentale: tutte cose che, ripeto, fanno auspicare l'ingresso di gente nuova. Ognuno poi ha i suoi vizi: io ho quello (un pò rivoluzionario...) di avere fiducia nei giovani colleghi... |
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Ringraziano per il messaggio: alextrav
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Oltre alle qualità e competenze delineate un consigliere adeguato al suo ruolo dovrebbe essere una risosra spendibile anche all'interno del mondo accademico.
Non parlo di esami di stato, ma penso ad un ordine dinamico che sia in grado di avere costanti comunicazioni con l'Università facendo si che le "risorse consiglieri" fungano da ponte tra Università e Ordine. |
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