E' sera e, come tutte le sere, arrivo a casa stremata. Se ripenso a tutto quello che ho fatto dalle 6.30 di questa mattina mi sembra impossibile: ho lavorato, fatto la spesa, recuperato i bambini a scuola, li ho portati a ginnastica, aiutati a svolgere i compiti e giocato insieme a loro.
Sono quasi le sette di sera e ora manca solo lavarli, sfamati ed accompagnarli al loro riposo con la consueta favola della buonanotte: chissà quale sceglieranno questa sera.
Ed è proprio nel momento in cui inizio a vedere la fine di questa lunga giornata che invece comincia la parte più difficile da affrontare.
Il mio bimbo con il suo orso "mamo" e il ciuccio in bocca, mi si avvicina e con i suoi occhioni grandi, già pieni di lacrime, con la voce tremolante mi dice "Mamma perché Gas Gas è morto?" "Perché non è più qui con noi"?
Mi sento mancare la terra sotto i piedi e adesso cosa faccio mi chiedo, che cosa gli dico, come affronto la cosa.
Velocemente faccio il punto della situazione. Sono preparata sull'elaborazione del lutto faccio l'assistente sociale ma questo è mio figlio., e poi, in contemporanea, c'è la pentola sul fuoco, la bimba più grande sotto la doccia, la televisione accesa ed il telefono che squilla.
Il piccolo davanti a me non si è mosso, e in singhiozzi mi dice: "Mamma perché non puoi farlo tornare, vorrei tanto salutarlo per l'ultima volta".
Lo prendo in braccio, spengo la pentola e la televisione e mi metto con lui sul divano. Ora sa di aver tutta la mia attenzione, appoggia la testa sulla mia spalla e vuole che gli racconti come si è ammalato e di che cosa, perché il veterinario non l'ha curato. Dice anche che lo fa arrabbiare il fatto che io dica che ora lì dov'è sta meglio: guardandomi negli occhi mi dice: "Se io sto male senza di lui anche lui starà male senza di me come fai a non capirlo?"
Dura un po' questo piangere e questo suo recriminare rispetto all'assenza poi arriva il buio e nel cielo compaiono le prime stelle.
Un paio d'anni fa una cara amica di famiglia ci ha lasciati e da quel giorno abbiamo l'abitudine, quando la sera siamo fuori casa, di guardare il cielo per cercare la sua stella e salutarla. Fra i singhiozzi, il piccolo si alza e con aria seria mi chiede: "Mamma ma la stella dei criceti è a destra o a sinistra di quella di zia Manu?" Rispondo:"E' a sinistra amore mio, vuoi che la cerchiamo?" Si alza dal divano, apre la finestra e cerca nel cielo e dice "Ecco là, l'ho vista" e con tutto il fiato che ha urla: "Ciao Gas Gas, guardami sono qui, mi manchi". La stella brilla e non interpretiamo ciò come un segno d'assenso.
Ora il mio bimbo nonostante le lacrime continuino a scendere dai suoi occhi accenna un sorriso.
Restiamo abbracciati sul divano ancora un po' a parlare di Gas Gas, delle cose buffe che faceva, di come deve essere la vita sulla stella.
Sento la voce della bimba più grande che ha finito la doccia..."un attimo e torno" dico al piccolo, mi alzo e mentre sto per chiudere la finestra lui mi dice: "Mamma possiamo lasciarla ancora un po' aperta così Gas Gas e io possiamo parlare e guardare la televisione insieme?" Gli sorrido e dico di sì.
Arriva la sorella e il piccolo le mostra la stella dei criceti e io resto a guardarli con i loro nasi all'insù che parlano del loro criceto.
Si è fatto tardi, la cena non è pronta, ma ora questo non è importante, questa sera avremo poca fame perché ci siamo nutriti di ricordi.




Commenti
Davvero..
Ciao Stefania!
Marilena
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