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Saperi Ladri di bambini Milano - Roma
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Martedì, 30 Novembre 1999 01:00

Milano - Roma

Scritto da  Mario Abrate
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L'appuntamento era alla Stazione Centrale di Milano, ore 22.30. Ricordo un grande andirivieni di gente, valige un po' dappertutto e treni in partenza.
Fra questi ne ricordo uno in particolare che trasportava migliaia di pulcini stipati in piccole gabbiette; ancora oggi mi chiedo come si possano trasportare dei pulcini con il treno. In ogni caso quello strano carico mi colpi', tanto da essersi fissato nella mia memoria dopo tutti questi anni.

Trovai nel luogo convenuto le persone con cui avevo appuntamento: alcuni colleghi di un servizio diverso dal mio e due ragazzini, fratello e sorella che erano l'unico motivo per il quale, quella sera, ci eravamo tutti mobilitati. Ognuno, pensai, ha i suoi pulcini!

Lei 15 anni, carina simpatica ed intelligente. Tossicodipendente e sieropositiva. Lui un paio di anni in piu', carino simpatico e intelligente, tossicodipendente anche lui, gia' diverse denunce alle spalle.
Ad accompagnarli anche il loro padre, nonostante un conflitto manifestatosi in passato anche con comportamenti eclatanti ed aggressivi.

Ma eravamo tutti li', con la nostra incertezza e speranza, ad intraprendere quel lungo viaggio notturno.
L'obiettivo era quello di giungere in mattinata a Roma per effettuare i colloqui di inserimento dei ragazzi presso una comunita' terapeutica e quindi, subito dopo, per effettuare concretamente il loro inserimento.

Dopo una breve ricerca, ecco il nostro scompartimento e le nostre poltroncine: i ragazzi vicino al finestrino. E' sempre un bel momento quello in cui, prima ancora che il treno si muova, ci si puo' sedere, in genere quardando per un'ultima volta le proprie valigie, ed attendere, ormai rilassati, i primi scossoni del treno in partenza. E' un po' come essere negli ultimi secondi di un conto alla rovescia, tutto e' a posto, la missione puo' partire.

E intanto si accennano frasi di circostanza, cerchiamo di dormire, la toilette... fu in quel momento che la porta si apri' e una ragazza, piuttosto male in arnese, catturo' la nostra attenzione.
- "Avete mica qualche soldo?"
Io e la collega ci guardammo sorpresi e, pur non fiatando, ci accordammo per vedere che cosa sarebbe successo. Interruppi il silenzio e chiesi a Antonella (chiamero' cosi' la nostra ragazzina):
- "E tu cosa ne pensi?"
Antonella rimase un po' imbarazzata, poi disse:
- "Non lo so!"
Le due ragazze iniziarono a chiacchierare e subito venne fuori il motivo per cui, quella notte, noi tutti eravamo li'.
La nostra ospite apparve incredula, Antonella e' cosi' giovane e "non sembrerebbe..."
Ci racconta un po' la sua storia, anch'essa sieropositiva come il suo compagno ed il loro bambino. Due inserimenti in comunita' falliti e tanti auguri ad Antonella, che lei ce la possa fare. La congediamo, in un clima di grande emozione, consegnandole due mele che accetta volentieri.

Il treno si mosse, il viaggio era ormai iniziato.

Continuammo a chiacchierare, di quelle chiacchiere pero' che non sono mai fini a se stesse. In realta' certe situazioni e certe frasi, dette in momenti particolari come questi, ti permettono di conoscere le persone meglio di tanti colloqui fatti nelle stanzette degli assistenti sociali o degli psicologi. Si parlo' un po' di tutto, di musica, di Yoga, della vita. A volte, a 15 anni, si ha piu' esperienza e piu' cose da dire che a 30!

- La qualita' che preferisco? "Il coraggio!" disse Antonella.

Marco (cosi' chiamero' l'altro ragazzo), ha dormito quasi tutta la notte. Era ancora buio ma eravamo gia' nei pressi di Roma quando mi accorsi, in un momento in cui era sveglio, che aveva le pupille insolitamente dilatate. Pensai al buio, al fatto che Marco era comunque un tossicodipendente e che forse quella poteva rientrare in qualche modo nella sua normalita'.

Arrivammo a Roma il mattino dopo, un mattino insolitamente freddo. Una lunga fila davanti agli uffici della comunita' ci fecero capire che ci saremo stati tutta la mattina. Ci armammo quindi di santa pazienza e attendemmo il nostro turno.

Fra la calca, il freddo fuori e il caldo dentro, arrivammo a meta' mattinata quando, da una stanza attigua, sentimmo gridare "Un dottore presto, un dottore!!!".
Pensai a qualcuno che si fosse sentito male. Sbirciai e vidi in lontananza Antonella molto pallida e spaventata. Capii che chi stava male era proprio Marco.
Entrai e lo trovai per terra, coi medici attorno ed il viso insanguinato. Sentii parlare di crisi epilettica e di rischio di soffocamento per via della lingua riversa all'indietro. Cadendo aveva sbattuto la fronte contro un tavolo, da li' il sangue.

Piano piano si riprese, la collega, medico, ed il padre lo accompagnarono al pronto soccorso dove gli misero dei punti. Ricollegai il malore alle pupille dilatate ed Antonella ammise che, il giorno prima, il fratello si era iniettato una fiala di chissa' quale medicinale trovato casualmente nell'armadietto, evidentemente un po' troppo esposto, di un medico quanto meno imprevidente.
Dopo un'ora circa Marco torno' con le sue gambe, pur confuso e stordito.

Giunse quindi, come una liberazione, il momento del colloquio e il risultato fu quello di inserire i due fratelli in due comunita' diverse pur non troppo lontane fra loro. Il nostro gruppo dovette quindi dividersi: una parte di noi avrebbe accompagnato Antonella, l'altro, nel quale c'ero anch'io, Marco.

Particolarmente toccante il momento della separazione dei due ragazi, sotto la metropolitana di Roma. Oggi, a distanza di tanti anni, mi chiedo se non avessimo un posto migliore per farlo. Ma, evidentemente, le cose stavano andando in quel modo e sicuramente all'epoca, facemmo la scelta in quel momento migliore. Il tempo inoltre era poco e tutti avevamo una gran voglia di portare a termine, felicemente, la nostra missione.

Gli inserimenti avvennero senza grandi difficolta' e tutti noi ci reincontrammo la sera desiderosi di raccontarci come fosse andata, se tutto fosse filato liscio. Il padre, nel frattempo, decise di tornare subito a casa e ci lascio' senza quasi nemmeno salutarci.

Decidemmo, stanchi, di fermarci un paio di ore di piu' a Roma e di regalarci una buona spaghettata in una tipica trattoria trasteverina. Venne, al termine della cena, il momento del brindisi.

Ci guardammo brevemente negli occhi: "Ai ragazzi!"

Letto 3417 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Febbraio 2021 01:34

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