
Datemi i loro panni e fatemi sentire.
Ho bisogno di pensare a dei perché,
non cerco la verità, ma incerti perché.
Si è perso il confine dell'umano possibile
cedendo alle lusinghe dell'onnipotenza salvifica...
Forse
Si è preteso di fare il bene a tutti i costi
dove il bene possibile sembrava troppo poco...
Forse
Si è creduto si dovessero plasmare vite
riscrivere storie, invece che accompagnarle...
Forse
Si è creduto nello specializzazione come sponda sicura
tralasciando la fiducia nella prossimità come cura
Forse
Di sicuro
conosco nelle viscere
lo sguardo di un bambino trascurato,
poco amato, maltrattato.
Di sicuro
posso raccontare
la faticosa costruzione di alleanze
con genitori negligenti, assenti, maltrattanti.
Di sicuro
posso attestare
professionalità passione e dedizione di tanti
e l'importante servizio di famiglie accoglienti.
E’ evidente
questi giorni in tanti parlano
ma pochi ascoltano o chiedono di capire.
Tutti ritengono di sapere già.
E allora
“avanti, benpensanti, tuttologi, giudicanti,
prego, lorsignori, da questa parte,
mostrateci come gestite complessità e responsabilità,
l'adrenalina dell'emergenza e l' umana finitezza del fare,
che non è mai abbastanza”
Come dite?
Questo non è il vostro lavoro?
Concordo, questo è il nostro lavoro,
è compito nostro saperlo fare
dissociandosi da abusi e storture
Dite:
“Sia fatta chiarezza e giustizia”
ma intanto vi divertite a creare il torbido,
a giudicare e a demolire
rendendo tutto il sistema più fragile e solo.
Ma il nostro lavoro insegna fiducia e speranza.
Per chi vorrà sospendere il giudizio,
conoscere e ascoltare le diverse sponde,
addentrarsi nella complessità
senza temere incerti perchè
io, noi, con gratitudine, ci saremo.




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