Nella premessa del Codice etico dell’associazione nazionale Assistenti Sociali degli Stati Uniti D’America si definisce il Codice come strumento che “ha lo scopo di servire da guida al comportamento quotidiano degli Assistenti Sociali ed è base di riferimento etico quando il comportamento dell’Assistente Sociale potrebbe correre il rischio di deviare dagli standards espressi ed indicati in questo codice”. Nella premessa al Codice deontologico Italiano invece si sottolinea che esso nasce dopo il riconoscimento giuridico della professione, con la legge n.84/93, e dopo “oltre cinquant’anni di presenza della professione di assistente sociale in Italia ed è ispirato dalla quotidiana esperienza degli assistenti sociali”.
Vedere il Codice Deontologico come punto di partenza o come punto di arrivo per una professione, in questo caso quella dell’assistente sociale, descrive ciò che circonda una professione: il suo ruolo all’interno delle istituzioni, della società, dell’opinione pubblica, del riconoscimento legislativo, di quello professionale...
In Italia è nato dopo il riconoscimento giuridico – e quindi anche sociale e pubblico – della professione, riconoscimento non dell’utilità, ma della dignità professionale, ed è ispirato dalla quotidianità. Nel nostro Paese, gli assistenti sociali hanno imparato dall’esperienza, hanno riflettuto per molti anni sul loro ruolo, sulla loro specificità, sulla formazione e sul riconoscimento professionale che tardava ad arrivare.
Finalmente, dopo molti anni, oggi sono considerati una professione a pieno titolo con tutti i diritti e doveri che ciò comporta. Infatti da «oggi» l’assistente sociale sarà sempre più responsabile delle proprie azioni, della propria formazione e non avrà più dove proteggersi se non nella stessa professione alla quale dovrà sentirsi sempre più legato dal senso di appartenenza.
Il Codice Deontologico si definisce con chiarezza come insieme di doveri e regole morali che guidano l’azione pratica di chi svolge una professione.
A questo punto delineare una professione come quella dell’assistente sociale, complessa per gli svariati campi in cui agisce, per le diverse modalità lavorative, e tentare di confrontarla con una tappa, il Codice Deontologico, importante sia per un riconoscimento interno della professione e sia per un riconoscimento esterno, è stato difficile, anche perché le cose da dire sono molte con molte sfumature di visioni.
Il mio tentativo parte dal definire, con uno sguardo al passato, la professione per proiettarla nella situazione attuale, attraverso l’analisi dei principi che ispirano l’azione quotidiana degli assistenti sociali ed espressi nel primo titolo del Codice Deontologico degli Assistenti Sociali, con lo scopo di evidenziare come tali principi (rispetto dell’uomo, della sua unicità ed irripetibilità...) siano rimasti costanti nel tempo ed abbiano contribuito alla nascita e allo sviluppo dell’identità professionale.
Si è tentato di cogliere le diverse sfumature delle varie visioni attraverso l’utilizzo di alcune interviste scritte fatte ad alcuni personaggi importanti del servizio sociale e la lettura di contributi sul tema presenti in riviste di settore. Le intervistate sono state: Segretaria Nazionale del S.U.N.A.S., Presidente dell’Ordine come testimone dei passaggi storici.
Importante è sottolineare che la tradizione socio-assistenziale in Italia trova le sue radici molto lontano, influenzata dalla presenza della Chiesa che farà del valore cristiano della carità il principio morale d’ispirazione delle azioni di assistenza e beneficenza, per il perdono dei peccati di chi le compie, da parte dei ceti più “alti” verso chi era povero, e che doveva la propria sopravvivenza all’aiuto delle comunità e della chiesa. “Il settore socio-assistenziale più volte definito la «cenerentola» del nostro welfare, sia per le scarse risorse finanziarie su cui ha potuto contare fino ad oggi, sia per la scarsa attenzione suscitata di norma dalle tematiche socio-assistenziali all’interno del dibattito politico e culturale del paese”.
La storia professionale in Italia presenta alcuni aspetti di scarsa considerazione che si sono trascinati fin dalle origini del servizio sociale fino alla legge 84/93. Infatti la difficoltà nel definire con precisione l’ambito professionale (infatti l’assistente sociale può occuparsi di molteplici problematiche) e la possibilità di usare originalità e creatività per la soluzione di problemi hanno contribuito a lasciare in secondo piano il processo di identificazione professionale.
Si cercherà quindi di osservare come nel tempo si sia sempre più sviluppata l’identità professionale approdando alla stesura ed emanazione di un codice deontologico, elemento portante al quale ogni singolo assistente sociale deve rifarsi nello svolgimento del proprio lavoro.
In appendice sono presenti:
- il Codice Internazionale di Deontologia degli Assistenti Sociali
adottato dall'Assemblea generale degli Assistenti sociali nel luglio 1976 e pubblicato in: Conseil de l'Europa, Strasbourg 1987 - la Dichiarazione sui Principi Etici del Servizio Sociale
della Federazione internazionale Assistenti Sociali - 1990 - intervista a Fiorella Cava
- intervista a Paola Rossi
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| CALOI, Michela (1999/2000) Codice Deontologico e identità dell’assistente sociale. Evoluzione storica, principi e identità relatrice Elisabetta NEVE, relatore esterno Luigi GUI, Università degli Studi di Verona – Facoltà di Lettere e Filosofia – Diploma Universitario in Servizio Sociale, pp.135 |
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